30 luglio 2009

Riflessioni sulle ceneri dell'incendio

Lunedì la sala della Carichieti era piena di gente, quasi a voler smentire che a Chieti, città della camomilla, la gente resta indifferente anche ai veleni nell'acqua e alle nubi tossiche. Tra la paura, le polemiche e la confusione si sentiva il bisogno di un incontro chiarificatore. Ci ha pensato il WWF. Però alla fine molti sono usciti ancora incerti su quello che era successo e su quel che si dovrebbe fare.

Il WWF ha presentato una relazione basata sui dati raccolti dall'Arta da campioni prelevati a terra. Non ci sono state rilevazioni ed analisi dei fumi. Chieti non è dotata di centraline di rilevazione degli inquinanti presenti nell'aria. I rappresentanti del WWF hanno ricordato che già in occasione dell'incendio dell'anno scorso il sindaco aveva promesso l'istallazione di centraline, ma evidentemente un anno non è sufficiente per provvedere. Speriamo che non ci vogliano gli stessi tempi del filobus.

Comunque il sindaco non era presente per dare una risposta. A rappresentare l'amministrazione comunale c'era l'assessore Bassam El Zohbi, unica presenza istituzionale. Uno dei relatori ha chiesto espressamente di segnalare altre presenze in rappresentanza di ASL, Arta, Prefettura, Provincia. Regione o altri enti: nessuno, salvo due sindacalisti. Non c'erano né i neoeletti consiglieri provinciali, né l'assessore regionale all'agricoltura, né qualche rappresentante delle opposizioni che tanto hanno polemizzato contro l'ordinanza. Davvero sembra che nell'agenda politica la salute e la pubblica incolumità siano all'ultimo posto.

Il rappresentante del WWF, Augusto De Sanctis, ha esposto i dati in una lunga relazione che metteva a confronto i nostri sistemi di monitoraggio con quelli del Veneto. Ha precisato che i dati raccolti dall'ARTA su piccoli campioni non destano allarme per la salute, visto che i quantitativi rientrano nei limiti di sicurezza. E questo giustifica la revoca dell'ordinanza che era stata emessa precauzionalmente dal sindaco. Però...

Il però apre un capitolo più complesso che da un canto alimenta i timori nei cittadini e dall'altro viene stigmatizzato da qualcuno come allarmismo ingiustificato o addirittura come una forma di terrorismo psicologico.

A me il ragionamento fatto da De Sanctis non sembrava né terroristico, né particolarmente allarmante. Vi era solo una ferma richiesta di organizzare un sistema razionale di competenze per mettere a punto piani di intervento per le situazioni di emergenza. Se molte competenze sono dell'ARTA questo ente dev'essere adeguatamente attrezzato sia per i controlli preventivi, sia per gli interventi in caso di emergenza. Nel dettaglio queste richieste più che terroristiche rischiano di essere noiose.

Il problema più delicato si toccava probabilmente dove s'è detto che i rilievi dovrebbero estendersi anche ad analisi sulle persone e nello specifico ad analisi del sangue. Non sono un medico e non so cosa potrebbe rilevare un'analisi del sangue di una persona che ha respirato fumi più o meno tossici, però mi rendo conto che questo tipo di comunicazione può essere recepita in modo irrazionale. Se l'analisi finisce solo per confermare quello che già si può ipotizzare empiricamente (cioé l'aver effettivamente inalato i fumi dell'incendio, cosa che sappiamo già) non è molto utile, tuttavia è sufficiente per diffondere timori e paure, fino a scatenare ansie collettive: "perché le analisi al figlio della vicina e non al mio?"

L'assessore El Zohbi e l'ing. Giustino Angeloni, che lo accompagnava in qualità di consulente del Comune, hanno fornito le informazioni richieste dal pubblico sulle numerose attività di trattamento di rifiuti presenti in città (17 impianti che trattano oltre 600 tipi di sostanze, dalle più innocue alle più pericolose) tutte soggette ai dovuti controlli.

Nonostante le rassicurazioni, che tuttavia non escludono l'opportunità di interventi precauzionali come quello adottato dal sindaco (il quale già prima dell'ordinanza aveva allertato i cittadini) è emersa una voglia di molti di mettere sotto accusa i politici, anche se era evidente che non c'erano vere accuse da poter fare all'unico assessore presente. Purtroppo è sempre più forte la tendenza a voler trasformare il politico da rappresentante della collettività a parafulmini di ogni situazione o problema.

Qualcuno come al solito scambierà queste mie osservazioni per una difesa d'ufficio dei politici. Non è così, la mia è una difesa della democrazia, un sistema che funziona molto meglio di qualunque dittatura, morbida o feroce che sia, che però richiede una cittadinanza matura. Non difendo i politici e la loro assenza da queste occasioni di confronto è grave, ma è soprattutto il polverone di accuse pretestuose e bambinesche che consente ai politici di autoassolversi e di starsene lontani dalle assemblee confusionarie e "terroristiche". Invece sono tante le cose che si potrebbero fare meglio e sono tanti i problemi che nessuno osa affrontare direttamente e che invece una comunità unita potrebbe ben affrontare.

Le carenze dell'amministrazione pubblica esistono solo dove è possibile definirle in modo preciso al confronto con ciò che si doveva e si poteva fare. Quando non si è in grado di indicare dove e perché c'è stata la carenza, allora ne viene fuori solo una ignobile cagnara.

La Pubblica Amministrazione non può essere considerata come una sorta di pubblico genitore che dovrebbe provvedere a tutto lasciando tuttavia la popolazione in una perenne beata adolescenza nella quale possa divertirsi in tutti i modi, scorrazzando qua e là con auto e motorini, sporcando la città, appiccando incendi, trafficando con materiali molto pericolosi e accampando legittimamente le mille pretese capricciose basate sul questo è mio (sacro recinto della proprietà privata) e gli altri si facciano gli affaracci loro (sacra sfera della privacy).

L'amministrazione pubblica ha alcuni compiti specifici da svolgere, per tutto il resto deve valere il motto kennediano: non domandarti cosa fa lo Stato per te, domandati piuttosto cosa fai tu per lo Stato. Questa è la visione matura della democrazia che in America ha le sue radici in quei villaggi del West dove ad ogni emergenza tutta la comunità doveva corciarsi le maniche.

La mancanza di spirito democratico e costruttivo non emergeva solo dall'assenza dei politici (con l'unica eccezione citata), ma emergeva anche da un atteggiamento diffuso che la professoressa Grazioso ha definito col termine di "sfogatoio". C'è stato infatti chi voleva parlare della mancata bonifica dell'amianto nella zona industriale, chi si lamentava dei mezzi troppo rumorosi utilizzati di notte per la pulizia delle strade, chi voleva raccontare la storia dell'inceneritore del vallone Fagnano... dallo sfogatoio si rischiava poi di finire in un'incubatrice di paranoie quando sulle nottata trascorsa a finestre aperte si proiettava il mistero delle mancate analisi del sangue.

Con queste considerazioni non voglio sminuire l'importanza dei disagi che vivono soprattutto gli abitanti della parte bassa della città: lo Scalo, l'enorme agglomerato di abitazioni miste a capannoni industriali, centri commerciali e zone di totale degrado. Una città spesso misconosciuta dalla parte nobile di Chieti che continua ad identificarsi solo nel colle. Città d'arte e di cultura, com'era scritto nei cartelli di benvenuto. Arte e cultura racchiuse nei vecchi palazzi, teatri e musei del piccolo centro storico, mentre nessuno parla volentieri della grande area industriale in parte dismessa ed in parte densamente abitata che è ormai centro reale della città. Non se parla perché nessuno ha soluzioni da proporre. Ma questo è il punto su cui si dovrebbe costruire un progetto politico per Chieti evitando che le delusioni generate dall'attuale amministrazione colpevole d'aver governato per quattro anni in modo sordo e opaco possano riportarci indietro, riconsegnando le chiavi del municipio proprio a chi ha creato i problemi più gravi che purtroppo sono rimasti irrisolti anche con la nuova amministrazione che tante aspettative aveva suscitato.

E' significativo che tutte le polemiche montate in questi giorni contro l'ordinanza del sindaco erano pretestuose, contraddittorie e non fornivano soluzioni alternative. Eppure sappiamo che servono a speculare politicamente sul disagio che si è creato. Leggo perfino una nota di Di Primio che cerca di trasformare il voto consiliare contro l'assenteismo in un plebiscito a favore delle polemiche pretestuosamente sollevate. Eppure è inevitabile che nella prossima primavera molti voti scivoleranno verso chi ora strilla più forte. Saranno pochi a domandarsi se dietro la voce grossa e indignata c'è qualcuno capace di fare meglio. Siamo sempre allo stesso problema della maturità democratica che dovrebbe imporci di dare il nostro voto a chi ci garantisce un buona capacità di rappresentare e gestire i nostri interessi e non di usarlo solo per castigare l'amministrazione che ci ha deluso. Quando arriva in senato un cavallo lo smacco per i senatori è fortissimo, ma la democrazia è defunta.

2 commenti:

MM ha detto...

Bella analisi, Tom. Perchè non pubblicarla anche su chietiscalo.it?

Tom P. ha detto...

Ho già letto un articolo su Chietiscalo che racconte l'assemblea e come vedi molti dei miei link rimandano a Chietiscalo.it, quindi una collaborazione e un completamento c'è già. Non so se sarebbe utile anche una duplicazione degli articoli.