10 maggio 2009

I barbari


Antigone chiedeva giustizia sfidando la legalità. Lilli, la studentessa scampata al terremoto, sorella di uno dei tanti ragazzi morti, chiede giustizia come riaffermazione della legalità. Tra le macerie del terremoto è arrivato anche Roberto Saviano. Sono i giovani che vorrebbero resistere all'invasione barbarica.

Le macerie dello studentato aquilano, i crolli nell'ospedale e nelle nuove palazzine sono il segno lasciato dal passaggio dei barbari. Senza poter prevedere i terremoti Saviano, che combatte una vera guerra contro i barbari, aveva già scritto nel suo "Gomorra" del business dei palazzi abruzzesi costruiti con sabbia.

I barbari che travolsero l'impero romano non costruivano templi, monumenti, palazzi, arene, acquedotti. I barbari queste cose le usano, le saccheggiano, le distruggono e vanno via in cerca di altre città, altre battaglie, altri luoghi per altre avventure.

La civiltà dell'Europa borghese subisce ora un'invasione di nuovi barbari che spazzano via i riti familiari, le fabbriche, i commerci, le banche, le scuole, i teatri, i giornali. Tutto viene travolto dai barbari che sono già tra noi: le tradizioni, la morale, il pudore, la memoria, il timore reverenziale, il senso del sacro. Macerie anche queste.

Non sempre riesci a distinguerli, i barbari, perché non hanno gli elmi cornuti, non arrivano come orde selvagge guidate da Attila o da Gengis Khan. I barbari non sono islamici o comunisti, non sono cinesi o americani, non usano scimitarre o mitragliatrici. Sono uguali a noi, ma sono diversi. Sappiamo che L'Aquila è stata distrutta da loro. Non sono stati loro a causare il terremoto, ma le case crollate erano quelle costruite o ristrutturate in modo barbaro.

Per imparare a riconoscere i nuovi barbari vi consiglio di leggere il piccolo libro che Alessandro Baricco ha dedicato a loro. Non hanno capigliatura diversa dalla nostra o un altro colore della pelle. Possono essere ricchi o poveri, di destra o di sinistra, ma i barbari sono diversi dentro. Il loro pensiero è guidato dal vento rapido delle praterie. Nella loro mente c'è il bisogno di correre, volare, sorvolare, senza mai badare ai dettagli, senza curarsi delle piccole cose. Per loro le regole sono solo un intralcio alla loro corsa, giustizia e moralità sono detestabili e fastidiosi spauracchi.

Loro prendono e vanno via. La loro corsa distruttiva si chiama progresso. I loro cavalli preferiti sono le operazioni finanziarie. Loro non hanno legami, altrimenti non potrebbero correre. Case, terreni, mobili, automobili, amicizie e amori: tutto provvisorio. Tutto si compra e si butta via, cose e persone, uomini e donne, in un continuo rapido vagabondare, un'avventura senza fine che non si volge mai a guardare indietro, non ha bisogno di capire o di riflettere. Consumismo anche nei legami affettivi. Usa e getta.

Per i barbari la vita non è un compito da assolvere, non è neanche un mistero da indagare, ma è una festa da inventare. Maschere e finzioni, lazzi e sollazzi. Non scavano alla ricerca di un senso, perché il senso è tutto nell'apparenza. Per loro tutto si può fare e disfare. Oggi approvano la legge che domani infrangeranno e poi la riformeranno. Per loro tutto può essere semplificato, tutte le strade vanno in discesa. Tutto è disponibile.

Non puoi chiedere ad un barbaro la pazienza di costruire una casa mattone su mattone, non puoi chiedergli l'onestà di mettere nei pilastri tutto il ferro e il cemento che ci vuole. Per i barbari è sufficiente che la casa sembri una casa, la scuola abbia l'aspetto di una scuola. Il mondo dei barbari è effimero, la loro vita scorre come le immagini di un film. Nessuna sostanza dietro le immagini. Baricco scrive: "la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell'analisi, il surf al posto dell'approfondimento, la comunicazione al posto dell'espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica".

Nel mondo dei barbari tutto diventa spettacolo. I barbari del Grande Fratello e dell'Isola dei Famosi fanno spettacolo delle proprie intimità; le aspirazioni artistiche dei giovani diventano esibizione da circo insieme alle risse da salotto, alle cronache di guerra e di terremoto, al wrestling che piace tanto ai bambini. Solo burattini, tutti burattini nel carrozzone di Mangiafuoco che trasforma ogni luogo in un Paese dei Balocchi. Nani e ballerine. Tutto è finto, fasullo, intercambiabile.

Via i vecchi inutili abecedari: la scuola dev'essere facile e la laurea veloce. Niente esercizi di ortografia e calligrafia, niente poesie imparate a memoria, niente calcoli fatti a mente. La scuola è solo un luogo di transito. La figlia del sindaco di San Giuliano di Puglia è morta sotto le macerie di una scuola il cui progetto barbarico era stato approvato dal padre: barbaro anche lui o solo raggirato dai barbari?

Vecchie maestre e noiosi professori non vogliono cedere all'orda dei barbari, non vogliono buttare i libri negli scantinati per fare spazio a internet e al gran varietà. Non c'è speranza per loro, il progresso li travolgerà. Il progresso appartiene a quelli che parcheggiano in seconda fila e che buttano le pile usate nella spazzatura insieme alle bucce alle lattine. Il progresso barbaro travolge gli ambientalisti e gli scienziati, spazza via i monaci e i magistrati. Il progresso viaggia alla velocità dei cavalli di Attila. Il progresso ha la faccia di Conan e di una Wicca: mondi inventati, magie di Harry Potter e spade di cartone.

Non puoi fremarlo perché non fa male. E' un "mostro mite", ben descritto nel libro di Raffaele Simone. E' tutto finto, quindi innocuo. Poi ci sono le macerie del terremoto, i morti da seppellire, gli studenti che non studieranno più. I fiori sulle loro tombe. Ma i barbari non hanno compiti, non hanno doveri, non hanno dolori, per loro anche questa è occasione di festa: la festa della solidarietà.

Saviano dice che arriveranno altri barbari, manderanno i loro geometri e le betoniere. I barbari sono gli unici che possono ricostruire L'Aquila in un paio d'anni. Cavano oro dai muri: ogni crepa è un finanziamento, ogni cava è una discarica, ogni vigna è un pozzo di petrolio. I petrolieri che stanno distruggendo il nostro mare, ma non sono ancora riusciti a piazzarci la raffineria, ora vengono a comprarsi l'Università aquilana. La trasformeranno in un centro di addestramento per bravi ingegneri (bravi in senso manzoniano).

Vittorio Sgarbi dice che il cemento armato ha fatto crollare la Torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio, mentre le case restaurate all'antica, con pietre e legno, hanno retto a tutte le scosse. Sgarbi vorrebbe ricostruire i borghi là dov'erano, vorrebbe rifarli con gli stessi materiali, lo stesso gusto antico e con la pazienza degli scalpellini. Esperto d'arte e custode della memoria Sgarbi non è un barbaro, nonostante le sue scomposte frequentazioni di salotti televisivi. Non sopporta l'idea della New Town, non ne sopporta nemmeno il nome: un nome barbaro per un'idea barbara. Dovrà rassegnarsi anche lui, insieme agli aquilani dallo spirito conservatore. Il progresso non si ferma. Il progresso è una task force che ha già emarginato il sindaco di L'Aquila e il Presidente dell'Abruzzo.

I barbari stanno trasformando l'Abruzzo in distretto minerario, terra di grandi tubature, rigassificatori, turbogas, pozzi di petrolio tra vigne e uliveti, discariche tossiche di cui nessuno mai si curerà. I barbari si fanno beffe dei medici e dei professori. I barbari hanno grandi Giochi da realizzare e sono gli stessi che guidano la ricostruzione. I barbari costruiscono gli inceneritori in ogni città perché ci vuole troppa pazienza a riciclare, meglio bruciare. I barbari costruiscono centrali nucleari anche sulle faglie dei terremoti perché l'energia per illuminare il grande circo è più importante della vita e della salute delle persone. I barbari su questo ne sanno molto più di scienziati e premi Nobel. I barbari caveranno petrolio dalla nostra terra anche se questo aumenterà il rischio sismico. Al prossimo terremoto faranno un'altra festa della solidarietà. Al prossimo terremoto diranno che non si poteva prevedere e non si poteva prevenire.

I barbari sono i padroni del futuro perché loro non hanno un futuro da preservare, né un passato da custodire. I barbari vanno rapidi e leggeri, loro corrono senza pensieri.

In un dibattito televisivo ho visto un capo dei barbari che demoliva ogni ragionamento senza alcuna fatica: "ma dài, ma su, ma va là, ma per piacere, ma che dice, ma dài, ma su, ma va là, va là...". Va là dev'essere la versione aggiornata del Walhalla in traduzione ghidiniana, epopea barbarica nella quale le valchirie si chiamano "veline" e il cantore deve recitare con un sorriso sprezzante che da una parte manifesta fastidio per la piccola vecchia logica basata su cause ed effetti (la logica borghese che ha costruito la civiltà occidentale) dall'altra ci dice che quella logica ormai è solo illusione di poveri fessi. Fessi che s'aggirano tra le macerie di case e di scuole, macerie di cultura e di ideologie, macerie di buon senso e di moralità.

2 commenti:

Enrico ha detto...

@ Tom
tremendamente lucida la tua analisi. Mi chiedo se sarà possibile fermarli e sconfiggerli questi "nuovi barbari", adoratori di Mammone, l'invasione dei quali era stata già prevista da Pasolini che preconizzava l'avvento di una nuova forma di fascismo e che denunciava la perdita di quei valori che tu, Tom, citi nel tuo post:
"Tutto viene travolto dai barbari che sono già tra noi: le tradizioni, la morale, il pudore, la memoria, il timore reverenziale, il senso del sacro". L'invasione dei "neo-barbari" è stato un processo a lungo termine. Prima sono state minate le basi della convivenza civile - la diga contro il Male - e poi si dilaga appropriandosi di tutto.
Arduo sarà il compito di ricostruire la diga per arginare di nuovo il male, convincere i cittadini a non farsi più affascinare dal Grande Seduttore che promette il Paese dei Balocchi eterno.
A proposito di Pasolini: quando è stato ucciso stava lavorando al suo romanzo - pubblicato postumo - dal titolo "Petrolio"!
Ho letto infine su un giornale italiano pubblicato qui in Germania che la ditta che ha costruito lOspedale civile dell'Aquila verrà incaricato di costruire il Ponte di Messina. Al solo pensiero pensarci mi vengono i brividi!
http://www.corritalia.de/?l=31#t43&cms=996360d9cb06675e2984216317c0143c
PS.Tom, credo proprio che i vari Attila, Odoacre e Totila si stiano rivoltanto nella tomba per averli paragonato ai nuovi barbari. I loro spirit visiteranno i tuoi sogni e noi avrai più sonni tranquilli... ;-D

Tom P. ha detto...

Caro Enrico,
se lo spirito degli antichi guerrieri barbari vaga ancora non è con me che dovrebbero adirarsi. Guardassero piuttosto a come viene conciata la loro memoria nelle feste 'padane'. Un Attila con la faccia di Calderoli o di Borghezio davvero è rovinato!

Comunque non credo di aver fatto un'analisi lucida, perché l'identificazione dei nuovi barbari è molto difficile. Non mi è affatto chiara. Il tuo riferimento a Pasolini già basta ad rimettere tutto in discussione: i nuovi barbari sono la stessa cosa del 'nuovo fascismo' di cui parlava Pasolini: omologazione e mercificazione?

Io ho preso alcuni spunti dal libro di Baricco (i barbari) evitando però di arrivare alle sue conclusioni, cioè che i barbari non esistono perché essi sono solo una suggestione generata dall'innalzamento di muri.
Per esempio mettersi in testa il cappello a tre punte è una cosa normale, una scelta come un'altra, però se cominciamo a dire che quelli che non portano il cappello a tre punte sono strani, diversi, brutti, sporchi e cattivi, allora abbiamo inventato i barbari.

Se, come dice Baricco, è il muro che crea i barbari, allora è sbagliato pensare che il muro (o la diga per usare le tue parole) serve a difenderci da loro.

Io mi sono fermato prima di questa conclusione perché mi è difficile accettare l'idea di un inevitabile declino della civiltà borghese e dei suoi valori. Alcune novità per me sono barbariche, inaccettabili, sono il male (che io lascerei con la minuscola, senza personificazione) con la sua banalità e immediatezza. Qualcosa che ci portiamo dentro tutti. Quella tendenza alla leggerezza che ci porta ad ignorare qualche regola, fumare dove non si dovrebbe, risparmiare su cose che ci sembrano inessenziali, evadere un po' di tasse, approfittare di qualche ingiusto vantaggio, saltare una fila, chiedere una raccomandazione. Per ognuna di queste cose è pronta l'autoassoluzione: così fan tutti, mica sono l'unico fesso, tanto non succede niente di grave, ecc.
Il nostro male è la cialtroneria, che però ci piace tanto. Poi se riconosciamo le stesse cialtronerie anche in chi dovrebbe guidare la nazione questo ci rinforza nel peggio.

La somma delle piccole mancanze diventa un'orda devastante. Non si combatte alzando muri. Si combatte abbassando la testa, fissando lo sguardo sul nostro compito, prestando attenzione a quello che è nelle nostre mani, osservando i nostri doveri. Se quello che fai lo fai bene hai eliminato un barbaro dalla circolazione. E se ognuno elimina il proprio barbaro abbiamo vinto la guerra nel modo più pacifico che si possa immaginare.