29 marzo 2009

Piano casa in anteprima teatina

Un articolo di Luciano Pellegrini su Chietiscalo.it ci segnala che il termine fissato per il primo lotto di risistemazione della Villa Comunale è scaduto, ma i lavori non sono terminati Probabilmente non lo saranno neanche per le prossime occasioni della primavera. Vi invito a leggere l'articolo non solo per quello che dice, ma soprattutto per il tono che usa. Un tono che ci consente di riconoscere l'amore per la città. Pellegrini si rammarica dei lavori inconclusi, invece leggendo altri commenti sulla stampa e su internet (soprattutto quelli che riguardano il teatro e il Villaggio Mediterraneo) si trovano toni ben diversi. Si percepisce uno svolazzare di corvi che annunciano il disastro e l'attesa speranzosa degli avvoltoi.

Evidentemente qualcuno venderebbe perfino la mamma pur di prendersi la soddisfazione di vedere l'amministrazione cittadina affondare nella vergogna. A Chieti le piccole beghe politiche prevalgono sempre sull'interesse comune e sulla reputazione della città. Questo è il vero dramma della nostra città, più del sopore di camomilla: Chieti è rimasta sempre la città di Sciopèn. Gli avvoltoi non hanno pudore e c'è anche chi s'impegna a creare ostacoli.

Nonostante tutto spero vivamente che il Villaggio Mediterraneo possa essere portato a termine e consegnato in tempo per i giochi. Altrettanto spero per la Villa Comunale e per il Teatro Marrucino. Mi auguro che gli atleti vengano ospitati nel migliore dei modi e possano poi tornare nei loro paesi serbando un buon ricordo della nostra città e della nostra ospitalità. Si dice che verranno anche le squadre femminili di paesi islamici che arrivano per la prima volta in Europa e ci guarderanno sicuramente con un'attenzione speciale.

Mi dispiace che l'amministrazione comunale di Chieti non abbia voluto o saputo cogliere l'occasione per abbinare a questo evento sportivo qualcosa che poteva essere specifico di Chieti, come il Chieti Festival. Sarebbe stata l'occasione per trasferire anche in altri ambiti culturali (musica, teatro, poesia, fotografia...) lo spirito di fratellanza mediterranea creato dai Giochi. Un evento che, ben coltivato, poteva diventare anche un appuntamento fisso, una biennale d'arte e cultura mediterranee col nome di Chieti.

L'amministrazione ha voluto puntare tutto sul business dell'edilizia in modo che i Giochi del 2009 ci lasciassero in eredità un nuovo quartiere con i suoi immensi palazzi. L'idea del Chieti Festival è stata trascurata e gettata alle ortiche. Altre idee non vengono neanche prese in considerazione. Probabilmente s'è preferito investire tutto sul mattone pensando che fosse la cosa più concreta. Così facendo Chieti è riuscita a riproporsi come città-laboratorio in cui si anticipano le strategie nazionali, in questo caso abbiamo avuto un'anteprima di quello che ora si chiama "Piano Casa": l'aggiunta di un 20% di edilizia in più.



La logica Ricci-De Cesare sembra la stessa di Berlusconi-Tremonti: aumentare le cubature, detassare, snellire, lasciare via libera all'edilizia e ai suoi affari. A Chieti si fa con un unico consorzio di imprese, in Italia si farà con le migliaia di piccoli imprenditori e col lavoro nero dei muratori dell'est. Non è un progetto selvaggio, si tratta di cemento controllato e pianificato. Anche il Piano Casa del governo ora dice di non voler seguire il modello Vodafone, dicono che non produrrà palazzi "cinque stagioni", che l'urbanistica non sarà stuprata, ma si farà. Il 20% sarà distribuito in forma più diffusa su villette e casette, ma la logica economica è la stessa.

Si potrebbe consigliare al governo di studiare gli effetti dell'esperimento teatino per capire se davvero l'ampliamento delle cubature abitative genera un rilancio dell'economia e soprattutto se quelle nuove case costruite in tanta fretta diventano una ricchezza collettiva oppure sono solo un modo per distogliere risorse da altri settori che forse avrebbero potenzialità maggiori.

Fin dall'inizio mi sono chiesto quale sarebbe stato l'effetto della nuova offerta (massicia e improvvisa) di alloggi su un mercato immobiliare già soffocato da un eccesso di offerta. Davvero consentirà un riequilibrio come pronosticano gli ideatori del progetto? davvero torneranno a comprare casa a Chieti le famiglie che in questi ultimi anni si sono spostate verso i più convenienti centri minori? oppure il Villaggio aggiungerà altri problemi a quelli già esistenti generando in poco tempo uno Zen nostrano?

Badate, non voglio essere pessimista e non voglio sminuire lo sforzo che è stato fatto per realizzare la prima urbanizzazione razionale della nostra città. A Chieti finora avevamo visto soltanto edificazioni selvagge, ammassi disordinati di palazzine, stradelle prive di autorimesse, senza marciapiedi, senza servizi. Perfino un Piano Regolatore rapito e consegnato ai carabinieri. L'amministrazione Ricci ha portato un metodo nuovo precorrendo i tempi della crisi. L'ha fatto senza farsi capire, purtroppo e in molti casi ha voluto strafare. Non voglio esprimere alcun giudizio, perché tra un anno ci sarà quello delle urne, ma credo che sia necessario cominciare ad immaginare una politica capace di guardare oltre lo schema del mattone, perché non stiamo più vivendo in una società in espansione. Se Berlusconi, che ha cominciato la sua fortuna come palazzinaro, resta legato a quel modello, almeno la sinistra dovrebbe riuscire a guardare l'economia in altro modo, dare un po' di fiducia alle proposte nuove e alle soluzioni diverse.

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