26 febbraio 2008

Vera economia

La decrescita, il risparmio energetico e la cura dell'ambiente sono argomenti che vengono sempre relegati in un angolo. A respingerli si fa la figura dei devastatori o di persone insensibili e incolte, perciò meglio fare buon viso a cattivo gioco. A parole siamo tutti bravi, ma le rinunce e le limitazioni poi le lasciamo agli altri, noi mica siamo pazzoidi o fissati come gli ambientalisti, i vegetariani, quelli che non indosserebbero mai una pelliccia e non ammazzano neanche una zanzara, che esagerazione!

Quando ho parlato di decrescita a proposito di una conferenza, subito è apparso il commento: "Oh, ma che è na battuta? ma che sei appena tornato da cuba?" per dire che il risparmio e la cura per l'ambiente sono roba da comunisti. Ma non c'è bisogno di citare il comunismo per emarginare il problema. In genere basta dire: "bello, giusto, ma praticamente irrealizzabile".

Quelle buone e antiche abitudini che io ho visto praticare in casa dai miei nonni contadini erano dunque utopie irrealizzabili? Non c'era il bidone della spazzatura nella casa dei miei nonni: c'erano gli avanzi per il cane, c'erano le bucce e i rifiuti nel secchio per il compostaggio che serviva alla concimazione, c'era la cassetta con le cartacce e le altre cose che potevano essere bruciate nel camino, e c'erano diverse scatole dove si mettevano cose da recuperare, anche gli spaghi troppo corti per essere usati, che stanno tra i ricordi di Luciano De Crescenzo.

Non è utopia, è solo buon senso. Il buon senso che abbiamo perso nell'ubriacatura di un consumismo folle. Ora mi però mi capita di leggere sul "Sole24Ore" di ieri (l'illustre quotidiano dell'economia e della finanza) un articolo che annuncia il tramonto del sistema "usa e getta". L'Italia è al primo posto nell'utilizzo di stoviglie monouso e il loro impatto ambientale è disastroso. Si potrebbero aumentare gli oggetti biodegradabili, si parla anche di disgregazione molecolare, ci sono ricerche in corso negli USA e in Giappone, ma intanto alcuni produttori cominciano a riclicare. Per esempio il 48% delle macchine fotografiche monouso viene riciclato, senza tecnologie particolari, si fa come facevano i miei nonni, evitando di buttar via la macchinetta che può essere ricaricata e rivenduta. Ci stanno arrivando anche i manager delle grandi industrie, incredibile!

Il giornale della confindustria pone il problema degli imballaggi, che da soli fanno il 40% di tutta la spazzatura, e sembrano aver trovato una soluzione anche per questi: "dismettiamoli, che sarà mai? faremo regali senza confenzione o torneremo ai vuoti a rendere, anzi da riempire nuovamente". Non credo che vedremo Managing Director e Project Leader con la maglietta di Che Guevara, ma forse si può sperare di poter recuperare un po' del buon senso antico senza essere guardati come sognatori utopisti o pericolosi no-global.
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AGGIORNAMENTO 27.2.08
Nel MeetUp Teatino Mara segnala una iniziativa che riguarda proprio l'inutilità degli imballaggi.
Il programma dell'iniziativa lo trovate a questo link. L'appuntamento è all'IperCoop sab 1 marzo ore 10,00.
DISIMBALLIAMOCI
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