13 febbraio 2016

Per un po' staranno a cuccia

La concessione per la famigerata Ombrina è stata rifiutata. Per noi abruzzesi è un momento di festa. Purtroppo io non credo che questa sia la vittoria finale. In questo momento il prezzo del petrolio è molto basso, incredibilmente basso. Comunque è una nostra vittoria. Per un po' staranno buoni. Poi torneranno perché in questi anni abbiamo imparato a conoscerli. Sono tenaci, pronti a tutti, per far quattrini corrompono, falsificano, aggirano... Ma ora possiamo festeggiare. I mostri non verranno. La professoressa Maria Rita D'Orsogna ha postato nel suo blog il racconto di questi ultimi anni di fatiche, un racconto che vi voglio riproporre.

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Chi l’avrebbe mai detto che una piccola battaglia, quasi disperata, partita dalla piccolissima contrada Feudo di Ortona in Abruzzo nel 2007, avrebbe portato fino a qui. Una nazione intera che in dieci anni è passata dal paradigma immaginario del “petrolio oro nero” al paradigma reale del “petrolio maledizione nera”. Un popolo informato dei propri diritti, intollerante dei troppi conflitti di interesse, amicizie ed accordi segreti fra petrolieri, politici, pseudogiornalisti. Non sono riusciti a fermarci. La cosa più bella è che siamo arrivati fin qui in modo intelligente, senza violenza, e da popolo adulto, persistente, volenteroso. Caro Matteo Renzi, anche se hai provato a fermarci, anche se ci hai deriso, nulla hai potuto contro i tanti comitatini spuntati in ogni angolo d’Italia contro le tue idee fossili e vecchie. 


Nasce il primo dei tanti “comitatini”. Il Comitato Natura Verde di Giusto Di Fabio, Gabriele Di Clerico e Luigi Tiberio decide di far qualcosa per Ortona. Si organizzano con proteste, domande ai politici dell’epoca. In qualche modo vengo coinvolta nella battaglia. Arrivano basi scientifiche, informazione a tappeto, conferenze in giro per l’Abruzzo. Abbiamo rotto le scatole a tutti. Ci siamo inventati passo dopo passo il da farsi ogni giorno, cercando di coinvolgere quanti più attori possibili, dalla Chiesa cattolica ai ragazzini delle scuole.  E credo che sia stato qui l’ingrediente magico: tutti hanno capito, tutti hanno sentito di poter fare qualcosa, tutti hanno sentito che vittoria o non vittoria era importante attivarsi, tutti si sono indignati ed hanno chiesto risposte.
Eravamo nel bel mezzo della guerra al Centro Oli quando nel Marzo 2008 spuntò la piattaforma esplorativa Ombrina Mare. Si vedeva nel blu dell’Adriatico un gigante rosso e bianco. La storia è stata lunga e appassionante, con tanti colpi di scena. Ombrina sarebbe stata una versione marina del Centro Oli. Stesso giacimento, stesso petrolio scadente. Anzi, all’inizio si pensava di portare il petrolio di Ombrina su terraferma per la desolforazione presso il Centro Oli: sarebbe stato l’inizio dell’Abruzzo minerario con impianti a terra e a mare. Una nuova Basilicata.
Dopo tanti eventi rocamboleschi, moratorie, Silvio Berlusconi che sale su una scala da imbianchino in piazza a Pescara ad annunciare che siamo “più belli del Maine”, minacce di denuncia, e uno degli amministratori di Ortona che mi scrive che in altre epoche mi avrebbe sfidato a duello,  l’ENI finalmente rinuncia al Centro Oli all’inizio del 2010. L’Abruzzo ha vinto una delle sue partite più belle.
Ma resta Ombrina. Che fare del petrolio allo zolfo che avrebbero estratto? Ecco l’idea malsana: mandiamo il petrolio su una nave desolforante, con fiamma permanente ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l’anno, senza dover usare il Centro Oli. Ci hanno provato, come ci provò l’Eni, a convincerci della bontà del tutto, che ci sarebbero stati “protocolli rigidissimi”, che in Italia siamo migliori degli altri, che incidenti mai e poi mai, che turismo e petrolio possono coesistere.  Ci hanno provato, ma non se l’è bevuta nessuno.
La macchina dell’informazione era stata messa in moto. Abbiamo lavorato con Ombrina come sul Centro Oli. Conferenze informative, blog e Facebook pullulanti di informazioni, nuovi comitati che organizzano altri eventi. Ombrina diventa imbarazzante per i politici. Qualcosa devono pur fare. Arriva una prima bocciatura nell’ottobre del 2010. Ombrina poi resuscita nel 2013. Decine di migliaia di persone si sono sentite prese in giro. Scendono in piazza a Pescara e a Lanciano – la mia città. L’Abruzzo non ha mai visto così tanto attivismo.
Nel corso degli anni altre realtà d’Italia hanno scoperto di avere a che fare con gli stessi problemi. Il Comitato Gestione Partecipata del Territorio sconfigge la Forest Oil con il suo impianto desolforante a Bomba, il No al Progetto Eleonora di Arborea in Sardegna ferma le trivelle di gas della Saras, nel Parco del Curone si manda via la Po Valley, a Carpignano un paese intero si ribella contro i pozzi Eni. Si protesta a Pantelleria, a Sciacca, a Rovigo, sul Montello, a San Benedetto del Tronto, a Crotone, sul Gargano, a Ragusa, a Cotignola.  Anche la Basilicata che accolse le trivelle a braccia aperte verso la metà degli anni novanta si scopre ingannata dalle petrol-promesse. Non posso più contarle le comunità insorte contro le trivelle in casa loro. Tutti a loro modo hanno storie belle di attivismo e di amore.
Ed eccoci qui. Per salvare la faccia su Ombrina, il governo di Matteo Renzi è costretto a ripristinare la fascia protettiva delle dodici miglia, il quarto cambio legislativo sulle trivelle a mare in cinque anni. Si è arreso anche lui ai comitatini, e ben 27 concessioni a mare sono state affondate o azzoppate.
E’ una vittoria dell’Abruzzo che nel proteggere se stessa regala una fascia marina di dodici miglia trivelle-free al resto d’Italia.  Io so dove e come nasce tutto questo. E voglio ringraziare qui una persona che in un modo o nell’altro è stata parte della mia vita per otto anni anche se non l’ho mai incontrato: Sergio Morandi, il capo di Ombrina, che mi ha attaccato in ogni modo a volte anche con quella che io reputo crudeltà. Grazie caro Sergio perché lei ha fatto venire fuori la parte migliore di me. La parte che non si è arresa, la parte che ha voluto, la parte coraggiosa, la leonessa che non sapevo di essere.  

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Ma un grande immenso GRAZIE dobbiamo dirlo noi alla nostra leonessa, che da Los Angeles continua ancora a scrivere. Oggi ci racconta una storia degli indigeni dell'Amazzonia e ci fa sentire uniti a popoli lontani. Senza la sua competenza, la sua tenacia e la sua grazia la battaglia degli abruzzesi non avrebbe potuto avere la qualità che ha avuto. Grazie Maria Rita!

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