31 maggio 2014

Un indiano tra noi

Tra le varie forme di ribellione giovanile, negli anni settanta, ci fu quella degli indiani metropolitani. Riunivano le tematiche degli hippies (i figli dei fiori) col gioco goliardico. Era un fenomeno dei grandi centri urbani come Roma e Bologna, ma noi dicemmo subito che a Chieti l'indiano metropolitano ce l'avevamo già. Era Luciano Vinciguerra, il podista senza scarpe, il Cherokee d'Abruzzo. Lui c'era stato davvero tra gli indiani d'America, ne condivideva lo spirito, vinceva le gare e regalava i trofei appena vinti a qualche bambino. Ora il nostro indiano se n'è andato, scalzo tra le nubi, come ha scritto un anonimo sulla pagina a lui dedicata dall'ASD di Manoppello.
Resterà per sempre un'icona di Chieti, un'icona al contrario, perché lui ha incarnato nella forma e nella sostanza i valori opposti a quelli che caratterizzano normalmente la nostra città. Aveva scoperto gli indiani guardandoli al contrario dietro lo schermo del cinema "pidocchietto" in via dello zingaro. Correndo sull'erba e sull'asfalto è diventato un indiano vero, viveva in una casa arredata come un tapee, e così ha rovesciato la realtà chietina facendoci un dono di autenticità.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Leggetevi cosa pensava dei tedeschi nella seconda guerra mondiale, anzi no, forse Paziente si arrabbia e lo potrebbe definire pericoloso revisionista

Tom P. ha detto...

Non so cosa pensava dei tedeschi e non saprei neanche dove andare a leggerlo. Come suggerimento è un po' troppo vago e il prof. Paziente qui non c'entra proprio niente. Benvengano i commenti, ma queste allusioni oscure e oblique mostrano solo malignità.