01 agosto 2013

Il verdetto


L'Italia sembra paralizzata in attesa del verdetto. Dopo 20anni di processi ora potrebbe esserci una Corte che pone fine a uno dei tanti processi contro  "l'unto del Signore" il sedicente "Gesù Cristo della politica". Non sappiamo se nel momento in cui i giudici daranno lettura della loro decisione si squarcerà il velo del Tempio. Però sappiamo che là, in quello che era il tempio della Repubblica, si preparano  a stracciare la Costituzione cercando di non farlo sapere agli italiani.

Aggiornamento del 3 agosto:
La sentenza è stata pronunciata: conferma della condanna a 4 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per un periodo di tempo da rideterminare (minimo 1 anno, massimo 3). I giornali di tutto il mondo hanno pubblicato la notizia che restituisce all'Italia un minimo di credibilità: la giustizia italiana è lenta e farraginosa, ma vale per tutti.


Il Financial Times, scrive che "Cala il sipario sul buffone di Roma - I giudici di Roma dovrebbero essere lodati per la loro indipendenza - Il verdetto dimostra che nessuno è al di sopra della legge - Se Berlusconi avesse un briciolo d'onore, ora darebbe le dimissioni. Risparmierebbe ai suoi colleghi senatori l'imbarazzo di dover espellere un ex primo ministro".

Altro che dimissioni, il buffone è subito comparso in TV dietro una scivania presidenziale con le bandiere di sfondo come se fosse ancora primo ministro o presidente della repubblica. Una vera buffonata. Il messaggio è carico di livore contro i magistrati, ma è anche carico di menzogne:
- la magistratura è diventata un soggetto irresponsabile, una variabile incollabile e incontrollata che è assurta a un vero e proprio potere dello Stato - per Berlusconi i poteri dello Stato non sono mai stati TRE che conoscono anche i bambini delle elementari (legislativo, esecutivo e giudiziario), il potere è uno solo, quello dell'eletto dal popolo a fare il capo del governo. Il governo scrive le leggi, ilparlamento obbediente le ratifica e i magistrati le applicano ai sudditi, ma senza poterle mai applicare ai governanti perché altrimenti sarebbero irresponsabili. Questa logica da Stato assoluto la si poteva intuire da tante cose, adesso è diventata esplicita e il buffone si indigna che ci sia qualcuno che non s'è ancora piegato alla reasturazione assolutustica;
- dice di aver versato allo stato miliardi e miliardi di euro di imposte - forse pensa che siano imposte sue tutte quelle che versa a nome dei suoi dipendenti, forse pensa che sia un suo sacrificio il versamento dell'iva pagata dalla sua ricca clientela di acquirenti di costosissimi spazi pubblicitari. Forse pensa che avendo versato le imposte degli altri a lui non spetta pagare nulla;
- dice d'aver creato con le sue sole capacità un grande gruppo imprenditoriale- infatti non ha avuto bisogno di alcun aiuto, nessuno ruolo hanno mai avuto nel suo gruppo Mike Bongiorno, Raffaella Carrà, Maurizio Costanzo, Antonio Ricci, Carlo Freccero e tanti altri;
- dice che con le sue televisioni ha dato maggiore libertà e pluralità all'informazione - l'ha data soprattutto a Enzo Biagi, a Michele Santoro, a Daniele Luttazzi. Libertà forse è stata anche quella di Indro Montanelli che scriveva liberamente, o Enrico Mentana, ma sono stati licenziati non appena hanno preteso una indipendenza di giudizio sulla politica del capo;
- ora lui dice che nessuno è stato mai licenziato perché Enzo Biagi, Mike Bongiorno e Indro Montanelli non hanno più parola  e per lui sono meno di niente;
- si è detto sicuro di aver rappresentato al meglio l'Italia nel mondo, perciò lo chiamano buffone sul Financial Times.
- ma la menzogna più grande è quella d'aver tentato di realizzare una rivoluzione liberale - se l'avesse fatto l'Italia non sarebbe ora il più illiberale dei paesi europei e le critiche al grande amico di Putin e di Gheddafi non arriverebbero dall'Economist e dal Financial Times.

Non ci può stupire che un condannato continua a proclamarsi innocente. Forse non era mai successo che potesse farlo in quel modo, sommando la disponibilità di grandi canali televisivi col proprio delirio di onnipotenza. Ciò che stupisce è il silenzio che circonda questa situazione abnorme, la mancanza di fischi e di pernacchie. Craxi fu preso a monetine in faccia per molto meno.

Il rivoltante videomessaggio del 2 agosto purtroppo non è il finale. Oggi dagli schermi ancora permanentemente occupati da Santanché, Sallusti, Formigoni, Bondi a tanti altri servi si sono sentite dichiarazioni sempre più deliranti: "siamo tutti pregiudicati", "se lui non potrà più stare in Parlamento la guida del partito andrà alla figlia Marina"; "con questa condanna la magistratura s'è autoproclamata potere dello stato"; "segnamo le case dei giudici"; "se il Presidente della Repubblica non gli concede la grazia ci sarà guerra civile".

Come al solito nessuno parla del fatto. Il teorema dell'innocenza si fonda sulla presunzione di colpevolezza dei giudici: se un politico subisce molti processi l'unica spiegazione è la congiura politica ordita dai magistrati: accanimento giudiziario. Ma se davvero ci fosse stato un accanimento, anche in uno solo dei 50 processi, perché lui, padrone delle televisioni, non ce lo mostra come si faceva vent'anni fa per il processo di tangentopoli? Se gli argomenti usati dai magistrati per portare avanti i processi sono davvero inconsistenti, perché non viene mai dato modo alla gente di ascoltare le requisitorie d'accusa e le arringhe difensive? Nessuna televisione ha mostrato i processi. Nessun Minzolini, Fede, Vespa, Ferrara, Sallusti, Belpietro, Porro o altri, in tanti anni di processi, ha mai mostrato in TV quel che si dice dentro l'aula di giustizia. Questa scelta dimostra a mio parere che il primo a considerare valide le accuse è lo stesso Berlusconi. Il suo teorema dell'innocenza nasce col naso lungo.  

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