23 agosto 2012

Il Centro-Oli su una nave


Il ministro tecnico Clini ha detto che non manderebbe i nipoti a vivere a Taranto, non ci prenderebbe una casa, forse neanche a Gela, accanto alla raffineria dove si registrano livelli altissimi di tumori e malformazioni neonatali, però non si oppone ai progetti del governo con cui si stanno eliminando quei pochissimi limiti esistenti per evitare scelte scriteriate. 




Qui in Abruzzo la minaccia non è mai cessata. Non sappiamo dove vivremo noi con i nostri figli e nipoti. C'è un futuro di regione verde, con mari, monti, colline, buon cibo e buon vino, ma potrebbe anche esserci un futuro completamente inquinato, simile a quello di Taranto e di Gela.

Il famigerato Centro-Oli doveva sorgere nel 2007. Tutto fu approvato in silenzio. Erano sicuri che l'Abruzzo avesse un basso rischio politico, cioè nessuno protesta e se qualcuno lo fa basta dire che sono eco-terroristi che vogliono farci perdere i posti di lavoro. Sì, l'hanno detto, si sono inventati un inesistente indotto di duemila o tremila posti di lavoro, hanno insultato pubblicamente chi osava fornire i dati veri sulla salute, sull'economia e sulla devastazione ambientale. Però la gente ha capito e i progetti si sono fermati. Berlusconi e Chiodi hanno promesso che non si sarebbe mai fatto nulla, però le autorizzazioni sono rimaste in essere e altre sono state concesse.

C'è stato un momento in cui a sostenere i petrolieri sembravano rimasti in pochi. Dopo il disastro del Golfo del Messico ci fu un decreto che vietava le trivelle in mare a meno di 12 miglia; pochi mesi fa il rigetto della v.i.a. per la trivellazione del Lago di Bomba. Sembrava quasi un pericolo passato.

In realtà il pericolo non è mai passato. Il Parco della Costa Teatina è rimasto nel limbo, boicottato in attesa di poter prima autorizzare gli scempi, non solo petroliferi. La confindustria locale e i suoi giornaletti hanno continuato a reclamizzare il petrolio come fonte di guadagno e di lavoro. Una scelta penosa che fa capire la totale mancanza di idee e di capacità imprenditoriali e peggio ancora la totale mancanza di senso morale.

Per sapere che siamo di nuovo in pericolo, che i petrolieri non hanno rinunciato a niente, dobbiamo prendere le notizie dal sito della Prof.ssa D'Orsogna.

I nostri politici non difendono i nostri interessi. La destra si identifica con gli stessi inquinatori, la confindustria teatina vuole il petrolio con tutte le sue conseguenze, l'ha sempre detto, hanno sempre operato testardamente a senso unico, salvo qualche dichiarazione di comodo in periodo elettorale. Loro hanno paura del Parco non delle raffinerie. A Ortona si sono presi la discarica d'amianto e anche quella del PetCoke che non è coca cola.  A sinistra c'è un PD ambiguo e ondivago, come s'è visto in occasione della recente visita in Abruzzo di Paolo Scaroni. Invece abbiamo bisogno di ritrovare una unità di intenti di tutti gli abruzzesi contro un disegno devastante che rischia di metterci nella stessa condizione di Taranto, Gela e Bagnoli. Il Centro-Oli montato su una nave a pochi chilometri dalla Costa dei Trabocchi non è accettabile. Ci farà respirare tonnellate di inquinanti al giorno, distruggerà la pesca e rovinerà quel poco di attività turistica che stiamo cercando di costruire con tanta fatica. Sarà uno pugno nello stomaco per l'immagine dell'Abruzzo e dei suoi prodotti.

Nel 2007 i petrolieri scrivevano, in un loro documento rivolto agli investitori, che in Abruzzo lo sfruttamento petrolifero si può fare e sarà molto conveniente (per loro) per i seguenti motivi:

- termini fiscali favorevoli;
- regime molto semplice;
- basse spese di ingresso nel territorio;
- costi delle licenze estrattive insignificanti;
- bassi rischi politici;
- programmi di lavoro a discrezione dell'estrattore;
- infrastruttura ben sviluppata;
- rendimenti alti per petrolio e gas;
- competizione limitata;

Se davvero il governo volesse riaprire le porte allo sfruttamento petrolifero per ragioni economiche, infischiandosene della salute degli abruzzesi, dovrebbe almeno alzare i costi delle licenze, tassare l'attività e controllare i reali quantitativi estratti. Invece ci guadagnano solo loro: Petroceltic, Med Oil Gas, Forrest, ecc.
L'economia abruzzese ne subirà un danno gravissimo perché le perdite nel campo della pesca, dell'agricoltura, del turismo balneare e della produzione eno-gastronomica (vero punto di forza dell'Abruzzo) non saranno compensate neanche in minima parte dalle poche decine di posti da operaio per la pulitura dei tubi.

Dobbiamo respingere questa minaccia. Dobbiamo ritrovare il buon senso che ci aiutò a respingere i progetti della Sangrochimica e dell'Ortonium. Anche allora gli esponenti politici di maggioranza non capivano e fu la reazione della gente, soprattutto dei contadini, a salvarci.

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