02 dicembre 2011

Sospesi nel limbo

Da alcune settimane l'Italia sembra sospesa in un limbo, la gente oscilla tra timori e speranze. Non sappiamo se il nuovo governo ci sta preparando una via di salvezza o se invece ci attendono i castighi dell'inferno. Anche Chieti è sospesa in un limbo. Non ci sono progetti per la città, il palazzo comunale è ancora ingessato nelle impalcature del terremoto, i consigli comunali non raggiungono il numero legale, il commercio langue, le scuole e l'università si trovano in forti ristrettezze, il villaggio universitario giace nella sua desolata incompiutezza, la cittadella giudiziaria non si farà più... Nessuno riesce ad immaginare un futuro che non sia malinconicamente adagiato sul declino.



Tecnocrazia

Quello appena nato lo chiamano governo dei tecnici che non significa niente visto che un governo dovrebbe essere sempre composto da persone esperte del settore loro affidato. Un governo non è mai un organo elettivo o di rappresentanza del popolo, come purtroppo van dicendo i ciarlatani dell'anti-politica. Il governo è un organo esecutivo, l'amministratore del condominio nazionale, e ben può starci un tecnico.
Lo chiamano anche "governo dei banchieri" perché alla guida dell'economia e dello sviluppo economico ci sono ministri che hanno lavorato nel settore bancario. Un diffuso pregiudizio, alimentato dagli evidenti privilegi del managment bancario, li equipara agli usurai. Sarebbero loro le sanguisughe che hanno generato la crisi, non i politici che hanno autorizzato l'indebitamento pubblico, non le clientele dei sovvenzionati, baby-pensionati, appaltatori strapagati, evasori fiscali, falsificatori di bilanci, sfruttatori di lavoro nero. Tutti bravi, tutti onesti, anche i trafficanti di armi e di droghe, tutti tranne i banchieri. Eppure in una crisi di natura finanziaria chi potrebbe aiutarci a risolverla se non esperti di questioni finanziarie? 

Era un banchiere Raffaele Mattioli, che operò bene in tempi molto difficili, ma era un banchiere anche Michele Sindona, ed è una specie di banchiere anche Bernie Madoff. Banchiere e socio di altri banchieri era anche Berlusconi. Il mestiere dunque non fa l'uomo, è un dato politicamente neutro. Non credo che ingegneri, medici o avvocati possano offrirci più speranze dei banchieri.

I titoli accademici, le conoscenze e le esperienze professionali sono importanti, non possono essere un demerito e dovrebbero essere sempre richieste a chi vuole proporsi alla guida di un paese. Sicuramente l'odontotecnico, la sciampista, il salumiere e perfino qualche sfaccendato da bar dello sport hanno la soluzione magica che Monti non potrebbe mai trovare. E questo ci rassicura perché le soluzioni ovvie e sbrigative ci porterebbero dritto al peggior disastro. Bastano e avanzano le facilonerie dei leghisti padani. Tuttavia i timori restano e ci tengono col fiato sospeso.

La politica che non c'è

Se la crisi fosse soltanto finanziaria, una tecnocrazia di professori e di manager potrebbe essere la soluzione giusta. Ma la crisi è complessa, riguarda anche l'economia reale che s'è globalizzata. La globalizzazione affida tutto alla rapidità e ai bassi costi dei trasporti intercontinentali: navi, aerei, treni e tir in continuo movimento. Da qui la sete smodata di petrolio che accende guerre e distrugge il pianeta. Da qui i cambiamenti climatici che producono deserti da una parte e alluvioni dall'altra. Da qui la carenza d'acqua potabile che non è un problema finanziario, ma vitale.

La squadra di ministri scelti da Mario Monti ha tutti i titoli per governare al meglio la finanza statale, ma cosa pensano i nuovi governanti dell'energia, dell'ambiente, del diritto all'acqua, del consumo di territorio, delle scorie nucleari, delle spese militari...  Stiamo rinunciando alla democrazia e al welfare state (le grandi conquiste del XX° secolo) per salvare il telefonino e l'abbonamento alla TV satellitare. Per farlo stiamo allevando una generazione di consumisti compulsivi. Beppe Grillo ha scritto che "è necessaria una grande visione politica, non bancaria" e su questo ha sicuramente ragione.

Invece di politica non c'è rimasto niente, neanche uno spiraglio piccolo piccolo. Il giudizio politico sul governo Monti spetta al Parlamento attraverso la fiducia. Ma è proprio qui il vero problema: come fa un parlamento apolitico, impolitico e antipolitico ad esercitare un controllo politico?

I seggi dell'attuale parlamento sono occupati da persone scelte e nominate nelle segreterie dei partiti, si fa per dire, giacché i partiti non sono più formazioni politiche, sono organizzazioni a carattere familiare o aziendale, succursali di cricche affaristiche e delle nuove mafie. In molti casi hanno conquistato voti attraverso campagne anti-politiche, anti-statali, anti-italiane. La politica è stata abolita da anni, probabilmente è finita insieme alla prima repubblica.

Massimo Cacciari denuncia sull'ultimo numero dell'Espresso l'incapacità di guardare i problemi del presente con lo sguardo rivolto al futuro.  Non possiamo rinunciare alle conquiste umane e sociali della democrazia, ma non possiamo neanche restare legati agli schemi di una democrazia che era stata ideata e strutturata per una dimensione economico-sociale che non esiste più. Anche Barbara Spinelli in un articolo di MicroMega ci fa notare che molti confondono la democrazia con la sovranità nazionale.

Dal limbo al surreale

L'organo di rappresentanza del popolo è il Parlamento,ma guardiamolo: abbiamo un parlamento occupato dagli avvocati dell'uomo più ricco d'Italia, i manager delle sue aziende, le sue giovani accompagnatrici, i giornalisti radiati dall'albo come Renato Farina, le vajasse, i ciarrapichi, gli inquisiti. Ci sono perfino i nostalgici del ventennio e gli indebitati cronici. Nessuno li ha votati, stanno là perché appartengono ad una Nomenklatura.

La povera gente che arranca con stipendi da ottocento o mille euro al mese guadagnati con fatica s'indigna per le laute indennità dei parlamentari e per i vitalizi degli ex-parlamentari, ma il vero scandalo è l'ignoranza dei presunti onorevoli, presunti rappresentanti del popolo. Un'ignoranza che va oltre i confini della realtà, surreale, fantacomica. Se fossero politici veri, capaci di rappresentare le esigenze del paese e prendere le opportune decisioni non sarebbe sbagliato retribuirli al pari di notai e magistrati, ma perché retribuire persone che non sanno neanche cos'è la Consob, non conoscono la differenza tra debito pubblico e deficit di bilancio, non sanno citare il primo articolo della Costituzione.

Vedo che le interviste fatet dalle Iene ai paralmentari sono sparite da YouTube. Probabilmente basta invocare il copyright di Mediaset per farle rimuovere. E' rimasto questo che è un rimontaggio fatto da una TV estera. Pensano di salvare la faccia nascondendo le figuracce mentre i soliti scherani del cavaliere provano a svergognare Monti per un antico 5 in ginnastica, è il bue che dice cornuto all'asino.

Qualcosa però si trova ancora direttamente sul sito Mediaset: ci sono le interviste più recenti agli onorevoli che parlano di economia, e quelli che parlano di Mario Monti. Non perdetevi il fantastico onorevole Isidori che si giustifica candidamente per ragioni di curriculum (lui il vitalizio se l'è quasi meritato attaccando per 22 anni i manifesti leghisti nelle Marche) e fa quasi tenerezza quando dice che ora vorrebbe aiutare Monti, forse non gli hanno ancora detto che la Lega s'è posta all'opposizione.

Tra i valenti membri del potere legislativo spicca la figura "responsabile" di Domenico Scilipoti e del suo "Popolo degli Intelligenti". Con lui c'è perfino una vera bocconiana, già frequentatrice della villa di Arcore e ora impegnata politicamente a contrastare il potere delle banche (e dei Bancomat). Tra gli intelligenti troviamo anche un bizzarro legionario nazionalista con idee mooolto innovative. Ha rilasciato un'intervista in costume da scena ispirato probabilmente a Pinochet. L'ignoranza si associa sempre con l'arroganza, come accade alla deputata che minaccia perfino querele a Giannantonio Stella (articolo, replica e controreplica).

E' evidente che la forme della democrazia in un mondo sempre più complesso devono essere ripensate facendo anche i conti con il rapporto tra "sapere e potere". Una classe politica di analfabeti, lungi dall'essere rappresentativa del popolo, qualunque sia il sistema elettorale con cui s'è legittimata, non può contrastare o regolare i potenti flussi finanziari, le mafie, le tecnologie capaci di controllare le coscienze, la dimensione "liquida" dei rapporti sociali.

Per disegnare nuove forme di democrazia abbiamo bisogno dei migliori cervelli e delle più alte forme di conoscenza. Persone come Cacciari, Zagrebelsky, De Monticelli, Bodei, ma anche Guido Rossi, Stefano Rodotà, Giorgio Ruffolo, Loretta Napoleoni, Raffaele Simone e altri che sono non nella compagine di Mario Monti potrebbero e dovrebbero dialogare con le migliori menti del pianeta per elaborare nuove visioni della politica. E' ora. Le idee di Bauman, Habermas, Rifkin, Sen, Chomsky, Stieglitz non possono restare a giacere nelle pagine chiuse dei libri. Chi vuole aspirare a una qualunque candidatura dovrebbe dimostrare almeno di averli letti quei libri, altrimenti la democrazia diventa una barzelletta e non fa neanche ridere. Fa piangere.








1 commento:

nonno enio ha detto...

dopo l'ultima finanziaria presentata ieri sarà solo un pò più difficile andare avanti c'è solo d'augurarsi che non si scateni la recessione perchè allora molti non riusciranno più a mettere insieme il pranzo con la cena. Ho visto solo tasse e tagli da parte del governo e sembra che la cosa non finisca quì.