14 novembre 2011

Passaggio epocale

Non possiamo sapere se queste giornate segneranno davvero un passaggio epocale come sembrerebbe dopo che il pataccaro di Arcore ha lasciato il centro della scena politica. La speranza di molti italiani è che sia un'uscita definitiva visto che si defila con grande disonore, tra scandali di ogni genere e suppliche del mondo intero: "In God's name, go!" ha titolato il Financial Times (4.11.2011) mentre il Times del 27 ottobre l'aveva definito irresponsabile, codardo e clownesco. 

La caricatura del duce nel Grande Dittatore di Chaplin era quasi una tenerezza rispetto al ridicolo internazionale raggiunto dal Cavaliere. Perfino la sua ultima promessa di dimissioni aveva sentore di falso, i mercati finanziari non ci hanno creduto finché non è stato il Presidente Napolitano a farsene garante. Dal Quirinale, dopo le dimissioni, è uscito dal retro per evitare le pernacchie e gli insulti che lo inseguono da quando è arrivato in politica a devastare le istituzioni dello Stato.  




La sua biografia è costruita sulla menzogna: dalle stime di valore della principesca villa dei Marchesi Casati Stampa agli impegni del contratto con gli italiani. Il suo impero economico è costruito sulla corruzione: dai decreti del governo Craxi alle vicende giudiziarie per acquisto di agenti della finanza, testimoni, giudici. Al potere è arrivato con una minoranza di voti raccattati tra cricche di approfittatori e povera gente rincretinita dai suoi falsi proclami. La più grande corruzione infatti è stata quelle delle coscienze civiche degli italiani, realizzata con i miraggi televisivi da Paese dei Balocchi.



Dicono che il Cavaliere sia lo specchio di un'Italia malata di egoismi, meschintà, furbizie e di diffusa illegalità. Vorrei non crederci, non completamente almeno. Nel 2008, dopo la fusione con Alleanza Nazionale il suo partito ha ottenuto il 28,9% dei voti che resta il miglior risultato (13.629.464 su 47.041.814 elettori; nel 2001 Forza Italia aveva ottenuto 10.923.431 di voti su 49.256.295 pari al 22,17%; gli 8.136.135 del 1994 corrispondevano al 16%). A sfiorare il 29% è arrivato ingurgitando i voti degli ex missini e quelli (incalcolabili ma sicuramente numerosi) controllati dalle mafie. Una minoranza che basta tuttavia a galleggiare per effetto dei numerosi astenuti, in gran parte schifati dallo spettacolo indecoroso dell'anti-politica affaristica che ha preso il posto della politica. Non c'è maggioranza neanche aggiungendo i 3 milioni dei barbari del sole uncinato. La coalizione che tiene insieme nazionalisti, berlusconiani e separatisti padani diventa maggioranza solo in virtù dei trucchi suini (sbarramenti e premi) della legge elettorale.

Quindi è certo che il consenso popolare al pataccaro di Arcore è sempre stato fortemente minoritario. Questo fa sperare che gli italiani, nonostante tutto, non siano rincretiniti in massa. Però restano colpevoli di aver accettato la situazione con rassegnazione e talvolta con indifferenza: hanno assistito al degrado morale, allo sfascio delle istituzioni pubbliche, al saccheggio del patrimonio nazionale, al vilipendio della giustizia, allo spregio della scuola, all'annullamento della politica, alla scomparsa del giornalismo, all'umiliazione della cultura... La delibera parlamentare sulla nipotina di Mubarak, per la quale s'imponeva un intervento diretto del premier, resterà agli annali della politica al pari della nomina senatoriale del cavallo dell'imperatore. Ed è per questo che l'ultima copertina dell'Economist pone il Sultano di Arcore tra le lascive figure della decadenza di Roma come fu dipinta da Thomas Couture.

In questi anni della nostra decadenza pochi sono rimasti saldi a presidiare i valori fondamentali della Repubblica. Un piccolo elenco di patrioti dalla schiena dritta l'ha tentato "il Giornale"  in un editoriale ironico del 30 ottobre, ma è un elenco avaro che cita Roberto Saviano, Umberto Eco, Eugenio Scalfari insieme al timido Fabio Fazio, all'esuberante Benigni e chissà perché il teologo Vito Mancuso e il sapiente Erri De Luca. Non cita i più noti come Nanni Moretti, Beppe Grillo, Michele Santoro, Sabina Guzzanti, Marco Travaglio, Giorgio Bocca, Milena Gabanelli, don Andrea Gallo e non considera neanche i rappresentanti dell'alta cultura come Giovanni Sartori, Gustavo Zagrebelsky, Franco Cordero, Roberta De Monticelli, Margherita Hack, Andrea Camilleri, Dario Fo e altri. Meriterebbero una citazioe anche gli scomparsi che oggi non assistono alla disfatta politica del Caimano: Paolo Sylos Labini, Norberto Bobbio, Enzo Biagi e perfino Indro Montanelli, alfiere indomito della destra più conservatrice. Per altre ragioni merita una citazione anche la signora Miriam Bartolini in Berlusconi, nota ai più come Veronica Lario. Ha scelto la via della verità e per questo ha dovuto subire l'onta della "velina ingrata", esposta alla pubblica gogna dai feroci scherani del Caimano.

Troppe schiene si sono piegate e ormai l'ipocrisia della neutralità e del "cerchiobottismo" è passata dalla pavida stampa all'intera società. Molti confondono la giusta neutralità tra le due squadre che giocano, col dovere di perdonare qualunque fallo o violazione. La rinuncia a sanzionare non è imparzialità. Non può esserci neutralità tra lecito e illecito, tra verità e menzogna. Rispettare le regole non è un assunto ideologico e violarle non è conquista di libertà. A tal proposito è giusto segnalare le recenti affermazioni di un magistrato che ha affrontato consapevolmente le polemiche (queste sì ideologiche) dichiarandosi pubblicamente "partigiano della Costituzione". Tutti gli italiani dovrebbero compiacersi della propria fedeltà alla Costituzione, ma questa fedeltà diventa un obbligo morale e giuridico per i servitori dello Stato. Le parole di Antonio Ingroia quindi non sono scandalose, ma doverose per tutti gli impiegati, i dirigenti, i magistrati e anche i ministri della Repubblica perché hanno giurato fedeltà alla Costituzione prima di assumere il loro incarico. Una fedeltà a cui dovrebbero essere tutti legati senza tentennamenti e senza timidezze.

Solo i parlamentari possono mantenere la libertà di critica e la possibilità di mettere in discussione anche le regole costituzionali, non può farlo chi assume di fronte alla nazione un incarico esecutivo. Ma sappiamo che il berlusconismo ha tentato di cancellare ogni ricordo del fondamentale principio liberale della separazione dei poteri, quel principio che ci avevano insegnato a scuola, dove gli alunni più diligenti sapevano associarlo allo "Spirito delle Leggi" del barone di Montesquieu.

Dai magistrati si pretende l'imparzialità rispetto agli interessi personali, associativi e partitici. Imparzialità tra le parti non significa che per condannare il lupo sia necessario condannare anche l'agnello. Il giudice non deve sostenere a priori l'uno o l'altro. Deve stare dalla parte della Legge e in virtù di questa deve giudicare i fatti senza alcun ossequio alle false ragioni del lupo. Non si può chiedere al giudice di restare neutrale tra la legge e la voglia di cambiare o di violare la legge. Antonio Ingroia ha ribadito per sé il dovere di agire come servitore fedele della massima Legge, forse l'ha fatto in una sede sbagliata, ma sicuramente nelle sue parole c'è un orgoglio di Patria che non può destare alcuno scandalo.

Il Sultano di Arcore abbandona la scena tra lo scherno del mondo e i fischi della piazza, lasciandoci una devastazione morale e materiale che sarà difficile risanare. L'Italia è afflitta da tanta ostenzazione di ignoranza, arroganza, falsità, volgarità. Nella xenofobia, omofobia, islamofobia, poverofobia e altri razzismi spacciati per nuovo c'è tanta stupidità, ma anche un possibile ritorno alla ferocia umana delle peggiori discriminazioni. 


Circondato da turpi figuri che l'hanno servito al solo fine di guadagnarsi vantaggi e privilegi, ora il Pataccaro di Arcore viene sbeffeggiato dai suoi più di quanto non abbiano mai fatto gli oppositori politici: è un sottosegretario che parla ai giornalisti chiamandolo "testa di c..."; la sua cortigiana favorita lo ferisce sprezzantemente nella naturale decadenza del suo corpo; i suoi diretti collaboratori lo considerano fuori di senno. I servi più devoti che lui aveva scelto tra ex fascisti ed ex comunisti, ladri e prostitute, mafiosi e contrabbandieri, già prendono le distanze per strizzare l'occhio a qualche nuovo padrone.  

Credo che ognuno ha diritto di cambiare idea come vuole e quando vuole, ma è un diritto individuale e privato, perciò voglio sperare che nella terza fase della repubblica i partiti e i giornali abbiano la decenza di chiudere la porta a tutti coloro che sono stati servi del Gran Pataccaro. Restano cittadini con tutti i diritti civili, ma non possono avere ancora la pretesa di dirigere o insegnare le regole agli altri se finora hanno celebrato l'amicizia con Gheddafi, il candore di Putin, la saggezza del venerabile Gelli, la buona cultura di Dell'Utri, i meriti artistici di Lele Mora e quelli politici di Nicole Minetti.

Gli altri, quelli che l'hanno solo votato per eccesso di ingenuità, dovrebbero prendersi una quarantena, tanto per disintossicarsi, astenendosi dal dire o fare ulteriori sciocchezze. Speriamo invece che tornino a votare per veri partiti politici di destra o di sinistra quelli che negli ultimi anni s'erano allontanati per comprensibile disgusto verso la volgare antipolitica del Sultano, la sua corte di servi e i suoi finti oppositori. Credo che una barriera morale sia l'unico modo per arginare una nuova marea di trasformismo, male atavico della nostra italia gattopardesca.

5 commenti:

nonno enio ha detto...

è un pò presto per dire se stiamo andando a stare meglio o peggio, Silvio credo che continuerà sulla stessa strada, quella del bunga bunga e molte pulzelle rimpiangeranno la sua "magnanimità"... oggi dove la danno via per un piatto di lenticchie almeno da Arcore venivan via con un bel gruzzoletto !

Erri ha detto...

http://it.finance.yahoo.com/notizie/I-piani-della-regina-trend-2764588264.html?x=0

Berlusconi è fuori gioco: va benissimo. Purtroppo la contropartita è la rinuncia alla sovranità nazionale ceduta al duopolio franco-tedesco e alla BCE che nessun italiano ha mai votato.

Che dio ce la mandi buona1
enrico

Tom ha detto...

@ Erri

Berlusconi è fuori gioco? non lo so, ma non ho questa impressione. E' solo uscito dalla scena principale, ma la sua forza parlamentare può tenere sotto scacco il governo. Ha ancora il predominio sui mezzi di informazione. Anche su La7 i suoi portavoce sono onnipresenti.

Non sono preoccupato per la sovranità nazionale e non mi stupisce che i dirigenti di banca non siano eletti dal popolo.

Ci sono problemi veri da risolvere. Soprattutto il rapporto tra finanza ed economia produttiva. Credo che la retorica nazionalista e populista non risolve niente e serve solo ad creare rabbia e ad accrescere pericolose divisioni.

Erri ha detto...

Altro che di retorica populista e nazionalista.
Draghi,Monti e Papademos hanno in comune l'appartenenza alla Commissione Trilaterale e stretti rapporti con Goldman & Sachs: con costoro il problema dello squilibrio tra finanza e economia produttiva non verrà certamente risolto...

Tom ha detto...

Il nuovo governo è composto da liberisti di centrodestra con posizioni favorevoli alle centrali nucleari, al TAV, agli inceneritori, alle liberalizzazioni delle professioni, alla privatizzazione dei servizi, ecc. Non so come puoi pensare che mi senta vicino a queste posizioni. Però si possono avere idee molto diverse senza dover immaginare i complotti plutomassonico... e senza riproporre i vecchi nazionalismi. Il nazionalismo per me è nazionalismo, ne vedo i pericoli e nessuna utilità. Criticare Draghi e Monti per proporre soluzioni diverse va bene, criticarli perché hanno lavorato in banca o appartengono ad un certo club mi sembra un pregiudizio banale.