15 settembre 2011

Il re dell'avventura

E' morto Walter Bonatti. Per me che ho imparato a guardare il mondo vero immenso straordinario avventuroso attraverso i suoi reportage su Epoca, viene a mancare un punto di riferimento. Oggi i giornali scrivono che è morto un grande alpinista, forse il più grande, ma lui era molto di più. Era una guida nell'odissea umana. E non aveva bisogno di guerra e di astuzie, come Ulisse, per celebrarsi eroe, ma come Ulisse si è spinto fino agli estremi confini del mondo, ai limiti delle possibilità umane.

L'ho incontrato molti anni fa, quando venne a Chieti, alla Biblioteca De Meis, per mostrare alcune diapositive dei suoi viaggi. Io non ero più il bambino che raccoglieva gli inserti di Epoca e lui aveva già i capelli bianchi, ma c'era, era vero. Era la prova vivente che l'impossibile è possibile e lo raccontava lui stesso:

"Ai miei tempi i giovani leggevano London, Defoe, Melville, Stevenson. Si sognava su queste avventure. I personaggi dei loro libri non mi hanno mai abbandonato. Ho cercato di dare materia alla fantasia. Sono stato nei posti di Jack London, nel grande Nord americano. Ho imparato ad andare in canoa e sono sceso dal Canada fino all'Alaska. Ho capito che prima di essere romanzieri erano dei fotografi. Con Melville sono andato nelle isole Marchesi. Avevano detto che s'era inventato delle storie. Invece si sono aperte le nebbie, ho visto tre salti d'acqua. Mi sono orientato. Era tutto vero. Con Defoe ho cercato l'isola di Robinson Crosue, e ho dormito nella sua grotta. Con Cecov sono stato in Siberia. Nello Yukon non ho trovato nessuno. In Africa, nessuno. Ero lì e dicevo: potrei incontrare Stanley. La realtà è il cinque per cento della vita. L'uomo deve sognare per salvarsi."

Walter Bonatti è entrato nella realtà viva dei sogni, ha vissuto di persona avventure incredibili, ha visto luoghi inimmaginabili e poteva farci da guida per ogni situazione. Ora non c'è più. Dobbiamo proseguire da soli con i libri visionari riposti nella bisaccia.


2 commenti:

nonno enio ha detto...

una grossa perdita peccato che la celebrità non dia l'immortalità...

Anonimo ha detto...

L'ho conosciuto, ci ho parlato,l'ho apprezzato,ho imparato.
Ho avuto la gioia di fermarmi al rifugio intitolato al suo nome,Bonatti,in Val Ferret, dopo una bellissima escursione al Vallone di Belle Combe,su l'Alpe Malatrà.
Mi fermai e mangiai il lardo di Arnad, paese non lontano dalla val Ferret.
Questo lardo si mette sul pane abbrustolito, il calore lo scioglie.
Non poteva mancare il vino, ma il ricordo è per gli amici e gestori di questo rifugio che fanno onore al nome: BONATTI

LUCIANO PELLEGRINI