21 luglio 2009

Quarant'anni fa


Nel vedere il declino della nostra città e della nostra regione non mi sento soddisfatto. Poi, vedendo che la maggioranza delle persone non vede, non vuol vedere, non vuole affrontare i problemi, coltivando l'illusione che qualche benefattore umano o alieno verrà a toglierci dai guai, mi sento anche sfortunato.

Non è stato sempre così e oggi non posso fare a meno di ricordare quella mattina di 40 anni fa nella quale mi sono sentito fortunato dell'epoca in cui m'era capitato di vivere.

Ero un bambino e i miei genitori non vollero lasciarmi seguire l'interminabile diretta televisiva. Mi mandarono a nanna prima di mezzanotte, però io mi svegliai prestissimo per tornare in tinello, davanti alla TV, dove c'era Tito Stagno e il collegamento da Huston. Era esaltante per un bambino quella consapevolezza di assistere ad un evento unico nella storia dell'uomo: lo sbarco sulla luna.

Quella strana forma del LEM, le orme di Neil Armstrong come quelle di un nuovo Cristoforo Colombo, i passi saltellanti di Buzz Aldrin, la voce roca di Ruggero Orlando, la promessa fatta dal presidente Kennedy, la storia di Wernher von Braun e quella di Rocco Petrone.

Quello fu il coronamento di un periodo straordinario in cui tutto era dominato da un senso inarrestabile di progresso: le case che si riempivano di elettrodomestici, sulle strade sfrecciavano modelli sempre nuovi di automobili, Albert Sabin e Christian Barnard avevano aperto nuove frontiere della medicina, la musica si rinnovava con slanci meravigliosi, la pop art, le minigonne, le chitarre che arrivavano perfino nelle chiese... forse nessun'altra epoca ha mai regalato agli uomini tanto entusiasmo.

Quel 21 luglio 1969 fu un giorno da eroi. Collins, Armstrong e Aldrin aspettavano soltanto un nuovo Omero che ne cantasse le gesta per i millenni futuri. Generazioni di pendolari del cosmo avrebbero ricordato i pionieri di quella prima trasvolata spaziale. Almeno era questo che io allora immaginavo.

Non sapevo che quella bandiera a stelle e strisce piantata sulla luna stava chiudendo un'epoca. Un'altra era già cominciata con l'assassinio dei fratelli Kennedy e del reverendo King, i colpi sparati a Rudi Dutschke, il rogo di Jan Palach a Praga... una rivincita dell'odio che sarebbe arrivata anche in Italia a cominciare dal 12 dicembre di quello stesso sessantanove. Ora c'è perfino chi vorrebbe cancellare anche il ricordo di quegli anni favolosi di famiglie che compravano le Seicento, di ragazzi che ascoltavano le canzoni dei Beatles e di Celentano nei Juke Box, studenti che inventavano i nuovi congegni dell'elettronica. Oggi c'è chi vorrebbe far ricadere su di loro le colpe di quello che è successo dopo. Come se l'odio e la violenza seminati da Videla e Pinochet, l'oscurantismo di Pol Pot e di Komeini, le trame piduiste, gli sfaceli del neoliberismo prima e della Shock Economy dopo e il degrado morale e civile che ne è derivato, avessero qualche legame col Rock & Roll, col rinnovamento spirituale voluto da Papa Giovanni oppure con gli ideali proposti nei film di Spencer Tracy e di Doris Day. Oggi c'è perfino chi dice che la missione Apollo fu solo un grande inganno. Vogliono farci rassegnare al peggio. Gli anni sessanta non sono mai esistiti e non erano quello che ci ricordiamo. Vogliono farci credere che il successo di un giovane non può essere quello di seguire le orme di Rocco Petrone e di Federico Faggin, ma di finire in TV nella squallida casa del Grande Fratello.

Mentre viene distrutta deliberatamente la scuola pubblica, cancellata ogni traccia di meritocrazia, la TV arriva a proporre interrogativi sulle donne ingravidate dagli alieni e sulle possibilità di clonare Gesù Cristo (sic). Ragazzi senza guida di adulti si trovano così a crescere soli in questo mare di scemenze raccapriccianti, accompagnati da un continuo richiamo agli istinti più bassi, agli egoismi e alle violenze trasformate in ordinaria competizione esistenziale. Formazione di nuovi servi di una nuova società feudale.


Il quarantennale della luna ci consente di tornare a guardare le facce dei tre eroi dell'Apollo 11 e vedere che sono vecchi ma ci sono. Soprattutto è bello leggere che non hanno perso l'entusiasmo di allora. Vorrei dire a tutti i bambini di appendere alle pareti delle loro camerette il poster di questi tre vecchietti che sono molto più giovani di qualunque tronista, molto più affascinanti di Britney Spears, molto più trascinanti di qualunque stregone da Harry Potter o Signore degli Anelli: né Silente, né Gandalf sono mai arrivati sulla luna.

3 commenti:

Enrico ha detto...

@ Tom

Non è possibile cancellare i favolosi anni Sessanta.Ripensando a quegli anni, li rivedo come pieni di speranza, soprattutto la speranza che il progresso scientifico (illimitato) potesse eliminare i mali dell'umanità e che tutti un giorno avrebbero goduto del benessere della società occidentale.

Gli anni sessanta cominciarono sotto il segno della speranza: l'apertura al mondo da parte del Concilio vaticano II e l'elezione di un giovane e dinamico presidente degli stati Uniti. Contemporaneamente però si addensavano nuvole minacciose: la crisi di Cuba e l'incubo della guerra nucleare; la costruzione del muro di Berlino che veniva a sottolineare la divisione del mondo in due blocchi. L'Africa e parte dell'Asia si erano finalmentze sottratte al giogo coloniale, ma sarebbero diventate campo di battaglia delle grandi potenze,con conseguenze negative sul loro sviluppo economico e democratico.

Nel tuo post hai citato l'assasinio di Rudi Dutschke, il punto culminante di un periodo di tensione e di violenze iniziate con l'omicidio dello studente Benno Ohnesorg per mano di un poliziotto.
Questo tragico fatto è tornato di attualità dopo che sono stati scoperti dei fascicoli del Ministero della sicurezza della DDR in cui il poliziotto risulta essere un iscritto della SED e un agente dei sevizi di sicurezza dell'Est i quali erano molto interessati a un inasprimento della rivolta studentesca. Prendendo lo spunto da questa spettacolare scoperta, il figlio di Dutschke ha affermato che negli spari contro suo padre c'è sicuramente la longa manus della DDR. Dutschke infatti era scappato dalla DDR, era molto critico nei confronti del regime , ma soprattutto auspicava la riunificazione della Germania.
L'assassinio di Dutschke e il rogo di Jan Palach hanno la stessa matrice di odio. Il sessantotto tedesco è stato telecomandato da Berlino Est.
E´questo "sessantotto" che si vuole cancellare, quel sessanto che volendo ripulire le istituzioni dalla muffa secolare ha finito per partorie la violenza terroristica, che ha voluto privileggiare la realizzazione dei desideri individuali a dispetto della società. In questa situazione, la reazione ha avuto gioco facile nel reprimere od impedire vere riforme istituzionali.
GF et similibus sono il prodotto della tossica miscela tra reazione ed individualismo e edonismo sfrenati.

Enrico ha detto...

@ Tom

Non è possibile cancellare i favolosi anni Sessanta.Ripensando a quegli anni, li rivedo come pieni di speranza, soprattutto la speranza che il progresso scientifico (illimitato) potesse eliminare i mali dell'umanità e che tutti un giorno avrebbero goduto del benessere della società occidentale.

Gli anni sessanta cominciarono sotto il segno della speranza: l'apertura al mondo da parte del Concilio vaticano II e l'elezione di un giovane e dinamico presidente degli stati Uniti. Contemporaneamente però si addensavano nuvole minacciose: la crisi di Cuba e l'incubo della guerra nucleare; la costruzione del muro di Berlino che veniva a sottolineare la divisione del mondo in due blocchi. L'Africa e parte dell'Asia si erano finalmentze sottratte al giogo coloniale, ma sarebbero diventate campo di battaglia delle grandi potenze,con conseguenze negative sul loro sviluppo economico e democratico.

Nel tuo post hai citato l'assasinio di Rudi Dutschke, il punto culminante di un periodo di tensione e di violenze iniziate con l'omicidio dello studente Benno Ohnesorg per mano di un poliziotto.
Questo tragico fatto è tornato di attualità dopo che sono stati scoperti dei fascicoli del Ministero della sicurezza della DDR in cui il poliziotto risulta essere un iscritto della SED e un agente dei sevizi di sicurezza dell'Est i quali erano molto interessati a un inasprimento della rivolta studentesca. Prendendo lo spunto da questa spettacolare scoperta, il figlio di Dutschke ha affermato che negli spari contro suo padre c'è sicuramente la longa manus della DDR. Dutschke infatti era scappato dalla DDR, era molto critico nei confronti del regime , ma soprattutto auspicava la riunificazione della Germania.
L'assassinio di Dutschke e il rogo di Jan Palach hanno la stessa matrice di odio. Il sessantotto tedesco è stato telecomandato da Berlino Est.
E´questo "sessantotto" che si vuole cancellare, quel sessanto che volendo ripulire le istituzioni dalla muffa secolare ha finito per partorie la violenza terroristica, che ha voluto privileggiare la realizzazione dei desideri individuali a dispetto della società. In questa situazione, la reazione ha avuto gioco facile nel reprimere od impedire vere riforme istituzionali.
GF et similibus sono il prodotto della tossica miscela tra reazione ed individualismo e edonismo sfrenati.

Tom P. ha detto...

@ Enrico
negli anni della guerra fredda rea normale che ognuno dei due blocchi cercava di alimentare i contrasti e le crisi dell'altra parte. Magari offrendo finanziamenti ai dissidenti e contestatori, ma è non impossibile che in qualche caso sia stata adottata la strategia opposta di colpire un dissidente per inasprire la crisi.
Comunque non si può arrivare alla conclusione che il sessantotto tedesco era telecomandato dall'Est. La Germania federale faceva parte pienamente della cultura occidentale e non poteva non partecipare ai fermenti culturali che sono culminati nel '68.

Invece il 68 di Praga aveva un segno un po' diverso perché là non si combatteva l'ipocrisia consumistica e i modelli borghesi, là si combatteva contro un regime dittatoriale.
Se puoi vedere una matrice di odio nel tentativo di uccidere Dutschke, non vedo la stessa matrice nel simbolico suicidio di Jan Palach. Due giovani che forse possono essere uniti da sogni comuni, ma le storie e i contesti sono molto diversi.

Io sono convinto che il 68 non ha partorito nessun terrorismo, né ad Est né ad Ovest. Negli ideali giovannei o kennediani non c'erano i semi che potevano far nascere il terrorismo. Quei semi sono stati portati da altri con finalità che non hanno mai avuto niente in comune con lo slancio e l'apertura culturale che ha segnato gli anni sessanta.