01 luglio 2009

Il distillatore teatrale


Tra le rappresentazioni di grande professionalità e bravura ospitate dal Teatro Marrucino e i bagliori di estro e improvvisazione del Teatro di Strada (che speriamo di vedere anche quest'anno in una nuova edizione del Busker Festival) ci sono spazi intermedi per forme artistiche nuove ed interessanti.

La vita di quartiere rappresentata nello spettacolo di lunedì in piazzetta Vico di Chieti non era un dramma o una commedia. Era molto di meno e molto di più. Non c'erano gli attori professionisti capaci di annullarsi nel personaggio. C'erano persone vere che proponevano storie vere. Persone con tratti particolari e segni di storie difficili. La fatica della loro recitazione mostrava slanci e disagi autentici che le relazioni quotidiane obbligano normalmente a celare. Se nel teatro tradizionale è l'attore che dà vita al personaggio, qui c'erano personaggi che offrivano un affaccio alla personalità degli attori.


Il teatro di Antonio Tucci non nasce dalla fantasia di un autore, ma prende spunto dalle vicende vissute di persone comuni. Fatti normali rimasti nella memoria di qualcuno per qualche insondabile ragione. Però i racconti non sono portati sulla scena come interviste, non c'è una ricostruzione storica o giornalistica dei fatti. C'è solo il teatro che agisce, nella sua essenzialità, come un distillatore: i fatti già stagionati nella memoria e semplificati dal racconto vengono ulteriormente ridotti e stilizzati nella rappresentazione che travisa le vicende reali e nello stesso tempo le esalta. I frammenti di memoria escono così dall'intimità personale e diventano vissuto comune guadagnandosi anche la dignità del palcoscenico. La vicenda privata si pone al centro della pubblica piazza. Si fa storia e identità collettiva.


Il teatro, per chi lo ama, è sempre uno specchio magico interposto tra attori e spettatori. Da una parte ci sono gli spettatori che si specchiano in pezzi di vita altrui variamente deformati sulla scena, dall'altra l'attore contempla nella propria recitazione pezzi deformati di se stesso come in uno specchio dell'anima. Il teatro di Antonio Tucci è questo, ma è anche uno specchio che crea uno scambio tra pubblico e privato. Mostra la valenza collettiva delle vicende individuali e la valenza pubblica ed identitaria delle relazioni che si instaurano nella vita di quartiere.

[Le foto di questo articolo sono di Mario D'Amicodatri, che ringrazio]

1 commento:

ileana ha detto...

Sono daccordo con te, Tom, nel ritenere Antonio Tucci un autore teatrale molto interessante. La sua originalità e la sua grazia poetica, credo che scaturiscano principalmente da un senso di profonda onestà verso il proprio lavoro. Qualità sempre più rara di questi tempi, che si riscontra anche in registri più "leggeri". A tal proposito ti segnalo l'ultima versione di "Sogno di una notte..." che il regista ha curato per l'università di Chieti e che andrà in replica per l'inaugurazione del nuovo anno accademico. La lettura "politica" di questo apparente "scherzo" del bardo inglese, non mancherà di intrigare il pubblico più attento.
Se decidi di andare, buon divertimento!
Ciao!