11 giugno 2009

Come abbiamo votato

Invece delle solite analisi del voto (quelle che spesso vengono a dirci che i vincitori non hanno vinto e i perdenti non hanno perso) voglio elencare alcuni fatti recuperando le osservazioni degli ultimi post:

- l'uomo che giurava con la mano sul cuore la propria fede negli anonimi passanti è diventato sindaco di Pescara. Incredibile ma vero.

- l'uomo che prometteva di dare fiducia ai cittadini è diventato il nuovo Presidente della Provincia di Chieti. Ha promesso di tutto e di più, ora avrà un bel da fare per mantenere le promesse fatte.

- il Presidente uscente, già sconfitto nel 2007 nella sua Ortona e classificato all'ultimo posto nel sondaggio pubblicato a gennaio dal Sole24Ore non è stato rieletto. Risultato facilmente prevedibile da tutti, tranne da chi ha imposto la sua candidatura alla coalizione di centro-sinistra. Senza il soccorso dipietrista dell'11% i consensi al candidato democratico non sarebbero andati oltre quelli che lui stesso aveva "calcolato" con incredibile soddisfazione (l'intervista è qui) 43% del 51% = 22%.

- La Lega Nord ha raccolto nella sola Chieti 518 voti. Un risultato strabiliante, significa che il 2 % dei chietini che votano è disposto a credere nel modello celtico-marrucino. Se le cose stanno così prepariamoci al lancio del partito della rinascita babilonese del Tricalle, un seggio al consiglio comunale lo prenderebbe sicuramente.

- alle provinciali oltre cento persone hanno votato la fiamma tricolore. Forse continuano ad associare il simbolo all'ardore patriottico frammisto a qualche tenebrosa nostalgia di ventennio. Bisognerebbe informarli che la linea politica ora è cambiata e che hanno dato il voto al SuperMaschio che s'è posto alla guida della restaurazione del patriarcato. Lo slogan potrebbe essere: i teatini ce l'hanno più duro dei padani.

- infine il rifondatore del qualunquismo, il candidato con la bilancia al posto del torchio, ha ottenuto circa 2500 voti superando tutti i partitini di estrema destra e sinistra. Il sedicente castigatore della politica ha fatto un buco nell'acqua perché comunque non raggiunge la soglia minima per ottenere l'agognato seggio in provincia, però col suo risultato ha dimostrato che il clientelismo a Chieti funziona meglio di qualunque ideologia e, forte di questo successo, ha già annunciato la sua candidatura a Sindaco. Dice che la politica fa schifo, ma senza una poltrona lui non resiste proprio, va in crisi d'astinenza.

Forse ci vorrebbe un SERT per accogliere i reduci delle ultime elezioni. Invece del metadone si potrebbero somministrare sondaggi opportunamente gonfiati e prospettive di fantapolitica del tipo "la rinvicita dei nerds".

La vittoria della destra ha travolto diverse cariatidi del potere politico e ha catapultato molti giovani nei seggi di Strasburgo e nei consigli delle amministrazioni locali. Probabilmente si dovrebbe partire da questo dato per una seria analisi del voto. La sinistra continua ad affidarsi alle proprie gerarchie di politici di lunga esperienza. In ogni sezione di paese c'è un "podestà" che alleva pochi giovani ai quali richiede solo obbedienza servile. Ogni barlume di intelligenza appare come una minaccia per gli equilibri interni. Lo stesso Franceschini viene ancora visto come ragazzino da richiamare presto nel box per evitare offuscamenti delle leadership più accreditate. A destra questo non succede, perché l'obbedienza è un fatto scontato, deriva dalla totale immedesimazione con la volontà del capo. L'assenza di strutture ideologiche, di cultura civica e di equilibri da conservare crea dinamiche più aperte di cui molti giovani possono approfittare.

Le schematiche contrapposizioni conservatori-progressisti, ricchi-poveri, privato-pubblico, ordine-libertà, privilegi-uguaglianza, sembrano ormai tutte inadatte a descrivere la differenza tra destra e sinistra e finisce che oggi molti vedono nella destra il luogo aperto dei giovani e nella sinistra quello chiuso dei vecchi. Così ogni speranza di futuro viene ovviamente riposta nell'apertura e nella giovinezza della destra e non potrebbe essere altrimenti.

4 commenti:

@enio ha detto...

una cosa è certa che hanno votato il centrodestra in maniera inequivocabile, forse perchè stufi di tanto malgoverno dei SINISTRI. Adesso c'è una sola ferita da sanare, quella del comune di Chieti!

Tom P. ha detto...

certo, la destra vince e sarebbe sciocco cercare argomenti per dimostrare il contrario. Però possiamo chiederci quale destra è quella che ha vinto e che potrebbe facilmente vincere anche al Comune.
E' una destra all'antica del Dio Patria e Famiglia, oppure una destra della serietà e del rigore, oppure una destra tutta nuova che rinnega tutti i valori tradizionali?

@enio ha detto...

@Tom

potrebbe essere una destra che non faccia più capitare quello che è capitato ai dipendenti di Villa Pini, di rimanere senza stipendio da sei mesi per esempio. E' di oggi la vergognosa richiesta del Pd,dopo aver fallito su tutti i punti, al governo di redimere la questione Asl-VillaPini-Regione_soldi ai dipendenti. Questo secondo me è una dichiarazione di resa su tutti i fronti (almeno se ne vergognassero)insieme ai sindacati confederati... Sperare che qualcun altro ti risolva i problemi è una politica vecchia, oggi bisogna prendere decisioni coraggiose anche se queste possono andare contro questo o quel raggruppamento politico e per farlo si ha bisogno di una MAGGIORANZA omogenea e forte. Tutto questo non sta oggi, certamente a sinistra .

Tom P. ha detto...

Caro Enio,
siamo sempre stati di opinioni molto diverse e lo siamo anche in questo. Non credo che per risolvere i problemi occorre una maggioranza omogenea e forte. Per risolvere i problemi occorre saper trovare la soluzione e saperla perseguire. Quando ci sono molte teste, molte proposte e una buona capacità di fare previsioni per discernere le proposte buone da quelle cattive, alla fine alla soluzione giusta ci si dovrebbe arrivare. E' quel metodo che si chiama democrazia. Finchè l'abbiamo usato ha prodotto pace e benessere. Adesso dicono che ci vuole la stabilità di governo e per ottenerla ci vuole la dittatura della maggioranza e se non c'è una maggioranza ci inventiamo trucchi che danno la maggioranza a chi non ce l'ha. Ma le dittature con i loro pugni di ferro non hai mai prodotto niente di buono. Sono esse stesse un problema da risolvere, qualunque sia il colore politico.
Dire che ci vuole una maggioranza omogenea e forte senza neanche domandarsi cosa farà con la sua forza significa affidarsi alla dittatura come metodo a prescindere dal contenuto. La vedo proprio male.