11 aprile 2009

La processione del terremoto

A Torrevecchia giovedì sera ci sono state due veglie: quella rituale nella chiesa di San Rocco col simbolico sepolcro di Cristo e quella vera per un morto vero, il giovane Giustino Romano, nella cappella del Palazzo Valignani che si trova nella stessa piazza. Sulla bara dello studente di ingegneria c'era la sciarpa nero-verde dei tifosi del Chieti: un figlio nostro ucciso dal terremoto, come Michele Strazzella, anche lui a L'Aquila per studi di ingegneria.


La nostra città porta anche questa ferita umana, oltre alle crepe nei muri. La processione del venerdì santo probabilmente resterà nella memoria come la "processione del terremoto". Le liturgie all'aperto e il corteo degli incappucciati che percorre le vie scoperte. Un itinerario insolito, più breve. Però, quando il coro e gli orchestrali si sono fermati sul belvedere della Civitella, rivolgendo l'implorevole canto verso la montagna, ne è scaturita una suggestione nuova. Il terremoto ha stravolto la tradizione e la tradizione ha risposto col suo linguaggio simbolico: il rito funebre del Cristo morto è diventato un pianto vero per i morti aquilani, per Giustino e Michele e per gli altri studenti e lavoranti il cui destino s'è concluso a L'Aquila. Morti che la mattina di Pasqua non risorgeranno.


Il miserere cantato alla montagna è il pianto inconsolabile di un popolo smarrito e impaurito. E' anche una implorazione affinché il flagello si fermi e le montagne tornino a darci quiete.

[articolo aggiornato alle ore 23,00]

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Miserere ripetuto tre volte verso il Gran Sasso. Veramente molto commuovente!!!

Maxime ha detto...

Sai che noi cantori non sapevamo niente? E' stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita, e personalmente ho cantato con maggior cuore e voce. L'AQUILA NON MOLLARE, CHIETI E' CON TE!

@enio ha detto...

Una Buona Pasqua a te e a tutte le persone del mondo augurandovi una pace universale piena di gioia e felicità.