15 febbraio 2008

La politica dei rinvii

La Conferenza di servizi per decidere sul progetto di Petrolchimico tra Francavilla e Ortona (alla quale partecipano Regione Abruzzo, Provincia di Chieti, sindaci di Ortona, Francavilla al mare, Tollo, Miglianico, Asl, ENI, Arta e Mario Negri Sud) già fissata per lunedì 18 febbraio, è stata rinviata a data da destinarsi.

Siamo già al secondo rinvio. Questa volta motivato dall'esigenza di attendere l'esito del ricorso presentato al TAR contro la variazione di destinazione d'uso dei terreni. Un primo pronunciamento dei giudici amministrativi è previsto nella prima decade del mese di marzo.

I rinvii stanno portando le decisioni al post-voto, quando i politici, appena passati all'incasso dei consensi, saranno meno propensi a far promesse ai cittadini e saranno impegnati nei giochi di prestigio necessari a compiere le magie che ora ci annunciano: le tasse che scendono mentre gli stipendi e le pensioni salgono, i costi pubbblici che si riducono mentre i servizi aumentano. Allora per loro, apprendisti stregoni, sarà difficile rinunciare al jolly del mostro che succhia petrolio dal ventre della terra.

Si dovrebbe ragionare ora, ma in questi frangenti quanti di noi sanno bilanciare doveri e tornaconti personali? quanti sanno dire ai politici che il loro compito è soprattutto quello di preservarci la terra e il futuro, le condizioni della sopravvivenza collettiva, perché poi a sbarcare il lunario, bene o male, possiamo pensarci noi?

Mi piacerebbe poter dantescamente dire che l'occidentale avido di divorare tutte le risorse del mondo "la bocca sollevò dal fiero pasto" e non dover pensare invece che alla fine qualcuno dirà di noi: "poscia, più che ’l dolor, poté ’l digiuno".

Impariamo gradualmente a digiunare o ridurre le nostre abbuffate di energia: illuminiamoci di meno (a cominciare da oggi!), riscaldiamoci di meno, usiamo la macchina un po' meno, guardiamo meno TV, teniamola spenta, e io comincio spegnendo il PC.

6 commenti:

Enrico ha detto...

L'occidentale avido di divorare tutte le risorse del mondo? Non sapevo che Russia e Cina fossero "occidente". Non sono la cultura o una blanda appartenenza razziale (homo occidentalis)a causare l'enorme spreco di risorse bensì il rapido sviluppo industriale. Proprio come sta avvenendo in Cina adesso. L'occidente non ha solo divorato le risorse, ha sviluppato anche le tecnologie per ridurne lo spreco.
Sono d'accordo che il risparmio energetico comincia nelle quattro mura di casa.

Tom P. ha detto...

Caro Enrico,
lo so che oggi la maggior concentrazione di fabbriche e di inquinamento è in oriente. So anche che le trivelle, che qui non vogliamo, sono disseminate a migliaia nei paesi arabi.
Anche nel momento in cui ho scritto "occidentale avido" non l'avevo dimenticato, anche se pensavo soprattutto al rischio di un Petrolchimico teatino. Se avessi detto che la voglia di succhiare petrolio è un carattere di noi abruzzesi forse mi sarei sbagliato di grosso, invece dicendo che è un vizio occidentale credo di non aver sbagliato affatto: l'industria, lo sfruttamento del petrolio e del gas, il consumismo esagerato e sprecone sono tutte cose iniziate dalla nostra civiltà occidentale. I giapponesi sono arrivati dopo, copiando noi. Adesso arrivano anche gli altri (Russia, Cina, Corea) tutti a rincorrere il modello vincente della ricca civiltà occidentale. Ma anche ora che le fabbriche (quelle più inquinanti e schiavistiche) sono state dislocate nei paesi a basso costo, dove c'è libertà di fare scempio totale, quelle fabbriche servono ancora a sostenere le economie occidentali e le magie finanziarie di Wall Street.

No, non è certo questione di razza, ma semplicemente di cultura. La nostra cultura ha prodotto la rivoluzione industriale con grandi benefici che non intendo rinnegare, ma ora è il momento di produrre gli anticorpi, le tecnologie per ridurre gli sprechi, per creare un modello di sviluppo sostenibile. In questo siamo solo agli inizi.
Per stimolare questo processo è necessario riconoscere i limiti e gli errori presenti nel modello di sviluppo attuale che, senza offesa per nessuno, è una globalizzazione del "nostro" modello occidentale.

Perciò io credo che non possiamo autoassolverci e non possiamo imporre veti al disordinato sviluppo degli altri, dobbiamo riconoscere l'inadeguatezza del modello di sviluppo occidentale, che non può essere globalizzato. Solo così potremo avere qualche credibilità dicendo all'Europa dell'est e al lontano oriente che sbagliano a scimmiottarci.

enio ha detto...

La nostra è una civiltà che ormai è abituata ad avere tutto ed è disposta anche a rateizzare per poterselo permettere. Ormai le cose si consumano in pochissimo tempo e quello che oggi è la novità fra un mese è gia obsoleto... consumismo sfrenato. A dicembre sono stato a trovare la mia figliola che per motivi di lavoro, ormai da 10 anni, vive nel profondo nord. Nella città dove lei vive, in quei giorni, ho visto cartelloni pubblicitari giganti, annunciare l’apertura di un grossissimo negozio. Ho visto decine di operai (tra urla e qualche bestemmia) lavorare anche la domenica arrampicati sui ponteggi per garantire l’apertura prima di Natale. Ho visto diecimila persone entrare in quel negozio in un giorno solo e tremila uscirne con un pacco in mano e uno scontrino in tasca.
Ho visto il traffico bloccarsi tante erano le auto che volevano entrare nel parcheggio ormai esaurito. Ho visto un’ambulanza ferma lì fuori (come la vedevo di solito fuori dallo stadio) e ho visto una fila di guardie del corpo (come le vedevo di solito fuori dalle discoteche). Ho visto due enormi pareti ricoperte da televisori e allora - cercando di dare un senso a quell’immagine - mi sono messo a contarli scoprendo che erano più di duecento. Ho visto due giovani albanesi portare a casa a braccia un enorme televisore al plasma, come se non potessero permettersi l’auto, ma non volessero rinunciare allo schermo ultra piatto.
Ho visto magazzinieri trasportare bancali interi carichi di ferri da stiro da 6 euro e 90 centesimi, lettori dvd e lettori mp3 per riempire gli scaffali che andavano esauriti in poche ore. Ho visto una coda lunga eterna per ciascuna delle otto casse ( che ha scoraggiato ogni mia velleità di spesa ) e una coda più lunga ancora al bancone dove si mette la firma per pagare a rate. Ho visto persone fare debiti per acquistare oggetti che forse non sanno nemmeno come usare. Ho visto ragazzi con la divisa rossa recitare a memoria, con gli accenti italiani più diversi, schede tecniche e prestazioni come un alunno recita a memoria la poesia. Ho visto sui giornali che l’incasso di quel giorno è stato di 660 mila euro. Ho visto l’inaugurazione del superstore MEDIA WORLD. E poiché non ho ancora ben capito cosa sia successo devo ammettere che tutto questo mi fa un po’ paura.....

Enio ha detto...

@enrico

l'occidente e in particolar modo l'Italia sta capendo che l'industrializzazione scellerata e incontrollata degli anni passati ha creato molti scempi ( vedi discariche di prodotti nocivi a Bussi con inquinamento delle falde acquifere ) per fortuna che ci siamo accorti in tempo della direzione sbagliata che stavano prendendo le cose e si è corso ai ripari. Oggi almeno abbiamo le leggi per colpire " i conti ugolini " di oggi e poterli perseguire almeno davanti ad un tribunale. Prima si sversavano i residui di notte nei fiumi o in appositi siti nei pressi dell'azienda senza curarsi minimamente di cosa sarebbe successo. Mi ricordo negli anni ottanta, quando daccordo col sindacato, si facevano le prime lotte operaie.... ci guardavano come come si guarderebbero dei malati di mente che ballano nell'ingresso della stazione di Pescara senza che ci sia la musica. Bisogna essere uniti e compatti nelle manifestazioni e sostenere chi si sbatte notte e giorno affinchè l'idea di trasformare Ortona, o il suo entroterra, in una piccola "Marghera" non passi. Mai abbassare la guardia, sempre compatti e resistere, resistere resistere. I politici temono il parere dei cittadini che in caso di votazione, privandoli della preferenza, li manderebbero a casa, come si dice, a calci in culo!

Tom P. ha detto...

La scena dell'assalto al Mercatone che ci ha regalato Enio è significativa. Anche nei mercatoni della nostra zona dicono che ci sono state scene simili, a cui per fortuna non ho mai assistito di persona. Recentemente però sono passato nei pressi di Mantova e ho avuto la sciagurata idea di entrare in un villaggio "Outlet". Ero spinto più dalla curiosità per l'architettura da finto paesello che dal bisogno di comprare. Poi per uscire da lì ho impiegato due ore! Due ore dentro la macchina in un imbuto di vetture ferme circondate da inermi agenti della protezione civile, due ore infernali in cui nessuno spegneva i motori. Migliaia di vetture con un unico percorso di uscita. Avrei voluto denunciare il progettista di quegli immensi parcheggi per attentato alla pubblica incolumità. Era del tutto inutile chiedere ai vicini di sventura di spegnere il motore, anzi, erano gli altri a guardare me in modo poco amichevole quando vedevano che la mia auto non ricopriva in fretta i centimetri di spazio vuoto che di tanto in tanto si formavano davanti.

All'inferno di Dante bisognerebbe aggiungere il girone degli inquinatori e come contrappasso basterebbe relegarli là, nel parcheggio dell'Outlet di Mantova, a respirare gli scarichi di migliaia di auto ferme che fanno girare a vuoto i loro motori. Magari il sommo poeta ci avrebbe anche messo un bel diavolaccio arrampicato sulle insegne luminose che costringe i dannati dell'iperconsumo a caricare e scaricare pacchi dai bagagliai delle vetture.

angelo55 ha detto...

Queste le ultime dichiarazioni rilasciate da del Turco a Pescara in sfregio di qualunque contestazione attuata contro questo insano progetto per la nostra regione : «Mi batterò contro chi ritiene che, respingendo i progetti di sviluppo di un colosso come l'Eni, si faccia del bene alla collettività abruzzese».


I fischi domenica mattina in piazza Salotto durante il comizio di Veltroni da parte del comitato contrario al progetto Eni avrebbero scosso chiunque ma non il presidente Del Turco che proprio dopo la contestazione tornava a ribadire l'importanza del progetto.

«Riuscire ad attrarre investimenti da parte di realtà di caratura internazionale come lo stesso Eni o Finmeccanica Micron, Honda o Sevel, rappresenta un obiettivo importante per qualsiasi governo regionale». Da non credersi, speriamo che Veltroni mangi la foglia e come ha fatto per il giustizialista Di Pietro, metta un pò in sordina questo "signore" che reagisce ogni giorno che passa alle contestazioni in maniera isterica.... sembra un bambino viziato che giocando con i suoi coetanei, avendo perso le biglie colorate, sbatte i piedi e minaccia di ricorrere alla "mammina" se non gli vengono date indietro.... Comunque io torno a ribadire che ognuno ha il governo che si merita e non capisco come fanno gli abruzzesi a sopportare un tipo simile....