20 novembre 2007

Il futuro di Bussi

Sì, lo so, l'ambiente è un argomento che non desta interesse. Immagino che anche per i giornalisti dev'essere un problema parlarne, si finisce su questioni disturbanti. Non è come la politica, l'economia e i fattacci di cronaca nera dove la gente sa bene con chi deve prendersela: quei politici fannulloni che guadagnano troppo; quelle tasse che strozzano gli onesti cittadini che altrimenti le pagherebbero ben volentieri; quegli albanesi zingari rumeni che nessuno cerca di fermare... un capro espiatorio su cui scagliare tutte le nostre maledizioni c'è sempre e, se un giornalista ci sa fare, ce lo serve in mille salse diverse, magari confezionandoci un unico comodo super-mostro: il Grande Untore, artefice di tutti mali, che di solito ha la faccia di un politico con gli artigli rapaci, un seguito di zombi e un'inconfondibile puzza di zolfo.

Con l'ambiente no, non si capisce con chi possiamo prendercela, non si sa quale fantoccio bruciare. Potrebbero dirci che sono tossici anche i fumi dei fantocci bruciati. Peggio: potrebbero dirci che i disastri ambientali li provochiamo noi quando buttiamo le batterie scariche o il vecchio cellulare nella spazzatura, quando versiamo l'olio usato nella fogna, quando usiamo l'automobile per girare in città... cosa rispondere a queste accuse? no, meglio non pensarci.

Meglio far finta di niente: veleni chimici nell'acqua potabile? polveri sottili spruzzate da ogni automobile che passa? troppe antenne sui tetti? boschi inceneriti? discariche strapiene? sì, ok, ma ora bisogna scoprire dov'era il congolese quella sera, se era nel suo pub di Perugia oppure anche lui mente. C'era il quarto uomo? il coltello era in mano alla bella americanina? e la figlia di Elisa, Elisa di Rivombrosa? sì, sempre meglio dell'isola dei famosi, però c'è il problema delle partite: si possono ancora giocare partite di calcio dopo quello che è successo all'autogrill di Arezzo? Da quand'ero bambino si stanno facendo questa domanda: si possono ancora giocare partite dopo quello che è successo a Bari? a Monaco? ad Haysel? a San Siro? a Napoli? a Catania? cambia il nome ma il problema è sempre quello, sempre uguale, come i delitti, come la politica. Invece l'ambiente no, l'ambiente non è uguale, l'ambiente che c'era allora non c'è più: le stelle di mare sulla battigia non si trovano più, i pesci nel fiume, la primavera piena di coccinelle, di maggiolini, di farfalle e le lucciole che di notte brillavano in tutti gli anfratti, il profumo intenso che avevano le mele, le pesche, i mandarini, il gusto delle more selvatiche e l'acqua amica che sgorgava dalle sorgenti e delle fontanelle... e il sorriso che avevano i bambini, no, scusate, questo non fa parte dell'ambiente naturale, fa parte di quello umano, ma forse tra le due cose c'è un nesso. Forse la nostra vita sta dentro l'ambiente e da questo prendiamo forza, gioia, piacere oppure tristezza e malumore.

Quel malumore che ci infonde timore e rabbia, che non ci consente di vedere il prossimo, di ascoltare le richieste del vicino, di godere delle cose semplici. Non sappiamo più neanche se c'è un vicino e se può essere vicina anche quella straniera che si prende cura della nonna, o quel manovale sull'impalcatura. Certe volte l'ansia della quotidianità sembra annebbiarci tutti i sensi. Siamo intossicati da un invisibile veleno che ci scorre nelle vene e non sappiamo come spurgare.

Forse non c'è niente da spurgare. Forse basterebbe solo non mangiare, non bere e non respirare i veleni. E soprattutto non pensare che la città e il mondo siano roba nostra, che noi possiamo mettere a punto e governare come una macchinetta o un docile giocattolo. E' inutile accapigliarci sul come: il mondo non è nostro, anche se ci ospita, da tanto tempo, e merita qualche segno di attenzione e di rispetto.

Quest'angolo di mondo che è l'Abruzzo e la Val Pescara non merita una legge regionale sulla libertà di fogna, e non merita che sopra l'infernale discarica abusiva di Bussi sia impiantata una latrina chimica autorizzata e permanente. Arriveranno qui le scorie più pericolose e i rifiuti più difficili da smaltire. Processi tecnologici estrarranno particelle di metallo e il resto? dove vanno le scorie delle scorie recuperate?

Ai cittadini di Bussi, prime vittime del crimine ecologico che ha coinvolto tutti noi in una misura che ancora non conosciamo, stanno dicendo che ormai il danno è fatto e almeno così potranno ricavarci qualcosa, qualche posto di lavoro che nessuno mai potrà invidiargli. Questo non sarebbe un risarcimento. Questo è un rimedio che potrebbe essere peggiore del male già subito. Non possiamo lasciare il comune di Bussi a decidere da solo, schiacciato tra un grande disastro e un grande ricatto. Bussi è un piccolo centro che da solo non può difendersi e difenderci dai giganti. Per salvare il nostro ambiente si deve mobilitare tutta l'area. Si deve fare subito.

Per i dettagli leggete qui l'articolo di PrimaDaNoi.
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