02 novembre 2010

Tra avvelenatori e ambientalisti


La vicenda dei veleni di Bussi che la Montedison ha incanalato nei nostri rubinetti con la connivenza di alcuni nostri concittadini pagati per controllare, è un caso clamoroso, una notizia che ha fatto il giro del mondo. Sembra che solo qui, tra quelli che per anni hanno consumato l'acqua avvelenata, la vicenda sia passata in sordina.

Ho usato il blog in modo quasi solitario per riflettere e far riflettere sulla vicenda, ma forse non immaginavo neanche io quello che emerge ora dalle parole del magistrato che ha studiato il caso formulando l'accusa nei confronti di 27 persone (vedi articolo su PrimaDaNoi).

La dott.ssa Mantini ha parlato di un «filo rosso della vergogna», un disegno criminoso  finalizzato ad occultare l'inquinamento, per non creare allarmismi. La contaminazione era ben nota a partire dal 1994, ma si sosteneva che l'acqua fosse potabile approfittando di una legge che imponeva l'esame solo di determinati elementi. Sapevano che nell'acqua c'erano sostanze velenose, sapevano cosa veniva immesso nei rubinetti all'insaputa dei consumatori e volutamente evitavano di fare analisi che avrebbero fatto scoprire le sostanze pericolose. Tanto la legge non lo impone.

In questo modo di agire si riconosce una precisa volontà di tenere segreto l’inquinamento. L'acqua avvelenata veniva miscelata con quella buona dell’acquedotto Giardino per diluire in qualche modo gli effetti, ma si ampliava il volume d'acqua potabile inquinato.



La ragione del silenzio durato quasi 15 anni sarebbe stata quella di evitare di spaventare eventuali altri investitori sul sito di Bussi ed in particolare sullo stabilimento ex Montedison, poi acquistato dalla Solvay: per denaro si è inquinato e per denaro si è taciuto.

Se qualcuno di quelli (tanti) che sapevano avesse chiesto per tempo di bloccare gli impianti di Bussi imponendo controlli severi e vietando la continuazione dell'attività industriale fino a quando non veniva garantita la sicurezza dei pozzi l'avrebbero sicuramente accusato di "ambientalismo" (pare sia un reato che si consuma come attentato al portafoglio dei ricchi speculatori senza scrupoli) io invece l'avrei visto come intervento di un angelo custode. Per me la salute di 500.000 persone non si può barattare col profitto di un'azienda e non lo dico solo perché tra quelle 500.000 persone ci sono anche io, mia moglie e i miei figli. Lo direi anche se la cosa non mi toccasse direttamente e lo scrivo qui anche se ormai ho capito che i miei pochi lettori non gradiscono, preferiscono l'acqua avvelenata ai discorsi sull'acqua avvelenata.

Per la vicenda del petrolio abruzzese un angelo custode l'abbiamo avuto e ora fortunatamente non siamo ignari dei pericoli futuri, siamo ancora in tempo a fermare gli speculatori, ma l'ambientalismo come accusa permane, sembra causa di uno strano fastidio. Non parliamo di ambiente, ma della nostra stessa salute, di evidenze certe, dei fondamenti del bene comune, ma evidentemente non basta e gli adoratori dei vitelli d'oro vedranno solo il fumo urticante dell'ambientalismo in chiunque potrebbe ostacolare i facili guadagni dei "bravi" imprenditori, quei don rodrighi senza i quali il mondo pare non possa andare avanti.

1 commento:

nonno - enio ha detto...

che non facessero le analisi io lo avevo sospettato fin dalla prima volta che sentii parlare della mega discarica di Bussi, si limitavano a escludere dal loro targhet analitico tutte quelle sostanze pericolose per la salute (cancerogene per l'uomo). adesso per avere un quadro più chiaro si dovrebbe fare uno screening sulla popolazione che ha bevuto per 15 anni quell'acqua per vedere quante sostanze nocive hanno immagazzinato i loro tessuti.Il bello della cosa e che dato l'elevato costo per la bonifica non se ne farà mai niente.L'unica cosa da augurarsi e che le analisi questa volta vengano effettuate eriodicamente e al completo.