24 dicembre 2009

Un natale estivo

Dopo un autunno tiepido, quasi senza piogge, è arrivato l'inverno, annunciato da un brusco crollo della temperatura. Eppure già martedì 22, era diventata superflua anche la giacca. Ora mancano poche ore al Natale e si potrebbe andare al mare.
Viaggiavo in auto a finestrini aperti per non soffrire il caldo mentre alla radio ascoltavo notizie di aereoporti bloccati dalla neve e dal gelo, code interminabili in autostrada, disagi anche sui treni. Se non fosse per quel paesaggio di montagne imbiancate avrei pensato che le notizie venissero dall'altro emisfero terrestre, dove le stagioni sono invertite.

Troppo strano questo tempo, mi dice mia moglie. Lei pensa sempre al terremoto quando il caldo arriva improvvisamente. Ma anche il freddo era arrivato improvvisamente. Il clima non ha più regole. Il giocattolo che Dio regalò ad Adamo ed Eva si è rotto.

La notte tra martedì e mercoledi non ci ha portato scosse sismiche ma era impossibile dormire a causa del vento furioso che ha soffiato per tutta la notte, ha spezzato rami e rovesciato cassonetti. La paura del terremoto si dissolve al pensiero delle possibili trombe d'aria. Ce ne sono già state in varie località.

I cambiamenti climatici arrivano con dolcezza. Sul balcone ho trovato due coccinelle che sembravano annunciare una primavera all'inizio dell'inverno. Anche il bel sole di Natale non disturba. Sembra maggio. Per capire le conseguenze di questi cambiamenti è necessario ragionare sugli equilibri naturali e sulle strette interdipendenze dei cicli vitali di piante e animali.

Qualcuno lo sta facendo da anni. Taylor Gordon Rattray ne parlava nel suo libro "La società suicida" (1970 circa) e il professor Roger Revelle all'Università di Harward, dove studiava Al Gore. Ora i problemi esaminati dagli studiosi sono diventati emergenza planetaria. Ora vediamo uragani e cicloni in Europa. Al Gore racconta la sua battaglia nel film "Una scomoda verità" mentre il rischio dell'autodistruzione dell'umanità è esposto nel film The Age of Stupid.

A Copenaghen i governanti del mondo sono chiamati a trovare qualche freno per l'autodistruttività umana. Se non ci riescono lasceremo ai nostri figli un futuro spaventoso. Ma ecco cosa scriveva martedì, in prima pagina, un quotidiano italiano.

Non è un giornale satirico: siamo al limite più estremo della stupidità. Una stupidità irrimediabile. Finché resterà un fiocco di neve continueranno a non voler vedere o a non capire.

Lo stesso giornale contiene un articolo sulle scorie nucleari. Ci spiega che non sono per niente pericolose, vanno solo ad aumentare la quantità di rifiuti tossici molto pericolosi che il mondo già produce in abbondanza, quindi possiamo stare tranquilli, possiamo continuare così a moltiplicare i danni, con ottimismo.

Passerà per una forma di ottimismo anche la corsa al petrolio che viene magnificata da un giornale pagato con i soldi dei contribuenti. Tutto va bene per stimolare la corsa ad occhi bendati verso il disfacimento totale.


3 commenti:

@enio ha detto...

Il vertice di Copenaghen purtroppo è stato un fallimento, perché non si è trovato un accordo per tutti. Ma il futuro va cercato tutti assieme. I problemi del clima non si sa quanto dipendano dall’uomo o dai cicli della natura. Ma certo i comportamenti dell’uomo incidono e dobbiamo responsabilizzarci tutti

Erri ha detto...

@ Tom
viste le premesse, il vertice di Copenhagen non poteva non fallire. Come si può pretendere da paesi in pieno boom economico come la Cina o il Brasile la riduzione delle emissioni di co2 senza voler fare concessioni. Eppoi la demonizzazione del biossido di carbonio responsabile unico del "surriscaldamento del pianeta" tramite l'"effetto serra".
A me sembra più uno specchietto per le allodole: a forza di straparlare del CO2, si tace sull'inquinamento ambientale - forse non a livello locale, come testimonia il tuo blog - ma a livello nazionale e internazionale.In fondo, con le discariche abusive o con la monnezza si fanno soldi a palate. Il CO2 invece è innocuo, non inquina, anzi è nutrimento essenziale delle piante che, elaborandolo, producono ossigeno - indispensabile per la vita delle altre creature terrestri. Figurati che il CO2 è prodotto dagli oceani!
Fin dai tempi primordiali, due sono stati e sono tuttora i sogni dell'uomo: poter predire il futuro e poter prevedere il tempo (meteorologico). Sono due fuochi che ancora non siamo stati in grado di rubare agli dei, grazie al cielo! Ma non ci arrendiamo, vogliamo essere dio dichiarando di essere gli unici responsabili dei cambiamenti climatici.
Siamo stati noi a provocare il riscaldamento del pianeta nell'alto medioevo quando i Vichingi scoprirono la Groenlandia (groen = verde), quando si poteva coltivare la vite addirittura in Svezia?
O a provocare la piccola era glaciale nel basso Medioevo?
Caro Tom,
se una rondine non fa primavera, un Natale in maniche di camicia non fa una catastrofe climatica. "Natale sul balcone, Pasqua al tizzone", dice il proverbio.
Qui in Germania stiamo vivendo un inverno coi "fiocchi".
ciao
enrico

Tom P. ha detto...

Caro Enrico, se fosse una questione di opinioni potrei anche condividere quello che dici. Sono osservazioni di buon senso che trovano conferma nell'esperienza comune. Ma sulla questione della relazione tra riscaldamento globale e aumento del CO2 è necessario trovare qualche argomento scientifico che possa confutare gli studi fatti a partire da Revelle.

A basarsi sul senso comune ci sarebbe ancora da sorridere alle stranezze affermate da Galileo, per non parlare di Einstein.

Abbiamo avuto la stessa formazione scientifica e mi stupisce parecchio vedere che tu ora preferisci ignorare quel metodo per tornare a giudicare le cose "a occhio".

Questo non significa che gli scienziati hanno sempre ragione. Tutto può essere smentito, ma stavolta non basta dire che nei secoli ci sono sempre stati alcuni aumenti o diminuzioni di temperatura.

Dove sicuramente anche Revelle ti darebbe ragione è nel dire che gli aumenti e le diminuzioni di CO2 non sono solo quelli dovuti alle attività umane. Anche il verde della Groenlandia avrà dato a suo tempo un contributo all'assorbimento del CO2. Oggi il ruolo degli oceani è considerato enorme. Nel film di Al Gore le relazioni tra queste diverse cose sono spiegate in modo molto chiaro (anche se molto semplificate).

Quando arriverà uno scienziato che potrà smentire la teoria saremo tutti contenti, naturalmente. Mica siamo catastrofisti per il gusto di esserlo.