21 gennaio 2008

Un Petrolchimico da non fare


Ho già dedicato diversi post alla questione del Petrolchimico di Ortona e avevo già letto quello che c'è in rete, eppure solo ieri, alla conclusione del ciclo di conferenze, ho capito che questa del Petrolchimico è la più importante questione che la nostra terra abbia mai affrontato.

Sulla questione del Petrolchimico ci stiamo giocando tutto. Su questo problema l'Abruzzo e soprattutto i centri dell'alto chietino non possono dormire. Ma Chieti dorme, l'Abruzzo dorme, la maggioranza della popolazione ignora completamente il problema. Dal 2001 i politici hanno mantenuto il più rigoroso silenzio. Alle conferenze di questi giorni (pubbliche e ben pubblicizzate) non c'erano giornalisti. La stampa non vuole informarci!

Purtroppo è impossibile riassumere il contenuto delle conferenze, anche perché molti interventi avevano carattere scientifico. Mi limito a qualche cenno rinnovando a tutti l'invito a dedicare un po' di tempo almeno alla lettura dei materiali che potete trovare nei siti linkati nel blogroll alla voce "emergenze ambientali".

- Art.68 legge regionale urbanistica esclude la possibilità di autorizzare impianti industriali nelle zone con specifica vocazione agricola. Questa legge è stata violata attraverso una decisione degli amministratori del comune di Ortona che hanno modificato la qualificazione giuridica del territorio.

- Anche la legge che istituisce il Parco della costa teatina è stata violata approfittando del fatto che non è ancora stato definito l'esatto perimetro del parco.

- Il piano regionale sulla qualità dell'aria è stato approvato solo di recente. Anche questo prevede parametri di emissione che avrebbero impedito l'autorizzazione all'insediamento del Centro Oli.

- Gli impianti di desulfurazione del petrolio assorbiranno dalla nostra rete idrica un milione di litri d'acqua al giorno. Sì, avete letto bene: UN MILIONE di litri al giorno!

- Lo studio dell'Ist. Mario Negri Sud ha accertato che l'impianto di desulfurazione comporta emissioni inquinanti di 10, 15 e anche 20 volte superiori a quelle indicate dell'ENI. Quindi l'ENI ha ottenuto l'approvazione del progetto sulla base di dati sostanzialmente falsi. I dati accertati fanno pensare ad una tecnologia obsoleta, incompatibile con l'insediamento umano.

- L'idrogeno solforato emesso dalla centrale finirà soprattutto in mare, in pasto ai pesci, che assorbono e non espellono questa sostanza. Mangeremo pesci fortemente avvelenati.

- L'effetto sulle cellule viventi dell'idrogeno solforato è analogo a quello del cianuro. Ad alte dosi è mortale, a basse dosi produce danni alla struttura del DNA. Il patrimonio genetico della popolazione è messo a rischio.

- Il danno all'immagine dei nostri prodotti agricoli li renderà invendibili. La Cantina di Tollo teme di essere danneggiata già adesso per il solo fatto che si parla di petrolchimico. Se questo si farà davvero, come vuole Del Turco e l'amministrazione ortonese, imbottiglieremo vino aromatizzato con zolfo e benzene.

- Per pochi maledetti posti di lavoro dentro l'impianto chimico crollerà tutta l'economia legata al turismo e all'agricoltura.

- Se il Petrolchimico verrà realizzato il sogno dell'Abruzzo Regione Verde d'Europa e terra di Parchi Naturali sarà cancellato per sempre. Vino, olio d'oliva e le altre specialità gastronomiche di cui godiamo in abbondanza saranno solo una memoria storica. Il Petrolchimico segnerà il nostro territorio come è già avvenuto a Gela e nella Val d'Agri. Lo sviluppo girerà solo intorno ai traffici del porto di Ortona.

Nessuno può dirci quanti pozzi saranno aperti in futuro, né dove. Nessuno può assicurarci che l'Eni non utilizzi l'impianto per trattare greggio importato dopo aver esaurito il piccolo giacimento ortonese. Nessuno può sapere se le concessioni date all'Eni non saranno poi cedute anche ad altre compagnie per altri impianti. Nessuno può garantirci che non ci saranno incidenti. Nessuno verrà a calcolare gli effetti nefasti che si produrranno sulla nostra salute, perché se è già difficile fermare il progetto, sarà impensabile smontare gli impianti dopo che saranno stati realizzati.

Se il progetto non si ferma ora poi, anche sulle cose peggiori che potranno accadere, calerà un silenzio impenetrabile. Ci resteranno solo ricordi e rimpianti.

6 commenti:

cmax ha detto...

Tom, come possiamo organizzarci? Cosa possiamo fare? Facci sapere se ci saranno incontri, raccolte di firme. manifestazioni. Grazie

tom p. ha detto...

@ Cmax

possiamo informarci ed informare gli altri; possiamo firmare la petizione on-line (c'è il link anche nel mio blogroll) poi dobbiamo partecipare alle manifestazioni che non sono soltanto forme di protesta, ma servono ad evitare che in queste decisioni così importanti i politici non si trovino da soli di fronte alle fortissime pressioni dei colossi industriali.

Il prossimo 1° FEBBRAIO a Pescara si sarà un sit-in in occasione della Conferenza dei servizi che dovrà affrontare la questione. Immagino che informazioni più precise potremo trovarle nei prossimi giorni sul sito del Comitato Natura Verde.

libero121 ha detto...

La determinazione a non dover perdere la battaglia che ci oppone al centro oli ENI, deve farci riflettere su quali possano essere le strategie giuste per ottenere il "risultato". Anche se questo potrebbe costarci un pò di visibilità, non ce ne dovremmo preoccupare, perchè quello che a noi, sostanzialmente importa, è dare un colpo di freno al meccanismo che è in movimento e che porterà, se non succede nulla di clamoroso, alla realizzazione del centro oli. Quello per cui noi ci stiamo mobilitando non riguarda soltanto la città di Ortona. Noi contestiamo certamente la costruzione del centro oli, ma ancora più a fondo contestiamo il modo di fare politica e di prendere le decisioni delle nostre amministrazioni, a partire da quella di Ortona per finire a quella della regione Abruzzo, passando per quella della provincia di Chieti. Noi contestiamo la prepotenza di chi, non tiene nella dovuta considerazione, la manifesta volontà popolare contraria a determinate scelte, ritenute sbagliate. E' dovere delle amministrazioni politiche coinvolgere la cittadinanza su tutti i processi decisionali, a partire dal percorso degli scuola-bus, alla raccolta dei rifiuti, alla valorizzazione di talune zone al posto di altre e soprattutto su questioni strategiche di lunga portata come la scelta di realizzare un centro oli oppure puntare maggiormente sulle potenzialità agro-turistiche e religiose della nostra città. Sulla base di questa critica al modus operandi delle amministrazioni, penso ad un movimento ampio che raccolga tutte le proteste sensate della nostra regione. Con esse stringiamo alleanze per giungere alla determinante cifra delle diecimila presenze che riuscirebbero, inevitabilmente, a cambiare il corso degli eventi, sia per ciò che riguarda il centro oli, sia per ciò che riguarda le altre vicende locali e regionali, altrettanto importanti.

tom p. ha detto...

E’ stata rinviata al 18 febbraio la conferenza di servizi prevista per il 1 febbraio con all’ordine del giorno una riunione tecnica sul Centro Oli dell’Eni e fare il punto sulle novità espresse dal Mario Negri Sud. Sono state annullate anche le manifestazioni di protesta organizzate dai diversi comitati. Confermata invece la proiezione di un reportage filmato con immagini ed interviste: “Come si vive in Val D'Agri con il petrolio”, a Tollo questa sera 31 gennaio ore 21 Piazza della Liberazione.

Notizia del 31/01/2008 14.12, tratta da PrimaDaNoi.it

Anonimo ha detto...

Sono del Nord Italia, ma ho vissuto alcuni anni in Abruzzo in provincia di Chieti. Tuttora passo buona parte dell'anno proprio ad Ortona per motivi di lavoro, ma soprattutto perchè amo questa bellissima terra ed in particolare la costa dei Trabocchi, la zona frentana e la Val di Sangro. Avevo letto distrattamente del centro olii sui cartelloni affissi ad Ortona, ma ora che mi sono informato su ciò che dovrebbe essere questa struttura sono inorridito ed inquieto.
Ma i vostri amministratori locali si sono rimbambiti al punto di autorizzare la costruzione di un moloch simile in questa impareggiabile campagna? Come può essersi affermata una tale logica rapace e ottusa, in grado di arrecare un tale vulnus al patrimonio naturalistco della provincia di Chieti?
E' un impianto completamente incompatibile con la realtà agreste e magica di questa terra, una violenza al territorio e una minaccia sicura alla salute degli abruzzesi e anche alla mia, che mi considero di fatto abruzzese d'adozione.
Ve lo dice uno che viene da fuori e che ha trovato qui un piccolo eden: se verrà costruito sarà come uno sputo in faccia alla bellezza dell'Abruzzo.
E anche una pesante ipoteca sulla salute di tutti.
Bisogna fermarlo, il centro olii, stop a questa politica dissennata. Appoggerò qualunque iniziativa per fermare la realizzazione di questa demenziale industria.

Tom P. ha detto...

@ anonimo

il tuo intervento è una testimonianza importante che smentisce quei politici che continuano a difendere l'approvazione del progetto.

Il comitato natura verde è stato promosso dai residenti nella zona in cui si insedierà il Petrolchimico che sono, giustamente, i più preoccupati. Questo però viene usato per screditare tutte le manifestazioni di opposizione al progetto: "disinformazione e allarmismo procurati da persone interessate a difendere i loro interessi di proprietà".
La testimonianza di un forestiero che può guardare il problema senza conflitti di interesse, è importante. Ti prego di intervenire , qui e negli altri blog che parlano del petrolchimico e, se puoi, di farlo in modo non anonimo.
Grazie